Ambiente e Vita Attualità

Cambiamenti climatici: il Mediterraneo soffre il doppio degli oceani.

Secondo i ricercatori del Cnr, temperatura, salinità ed evaporazione del Mare Nostrum stanno cambiando più velocemente rispetto ai mari più grandi. Con conseguenze pericolose per l’ecosistema e, di conseguenza, per l’uomo.

Il Mare Mediterraneo rappresenta una delle regioni più soggette all’aumento delle temperature e alla riduzione delle precipitazioni, con gli effetti del global warming che si stanno manifestando più rapidamente che negli oceani. È quanto emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports da parte di un team di esperti dell’Istituto di scienze marine del Cnr, del National Oceanography Centre di Southampton e del tunisino Institut National des Sciences et Technologies de la Mer di Salamboo.
Detta in parole semplici, il Mare Nostrum sta rispondendo al fenomeno del riscaldamento globale più velocemente degli oceani, anche perché i tempi di ricambio delle sue acque sono relativamente più brevi. In particolare, nel Mediterraneo l’evaporazione è maggiore di precipitazioni e apporti fluviali, mentre temperatura e salinità aumentano ad un tasso due volte e mezzo maggiore rispetto alla seconda metà del ventesimo secolo e superiore a quello degli oceani.
Il riscaldamento globale pare però non fermarsi: basti pensare che lo scorso mese di giugno, rispetto alla media 1951-1980, ha raggiunto +0,69°C. E che dal 1998 ad oggi la velocità di crescita della colonnina di mercurio è risultata essere più alta del 140 per cento. I cambiamenti climatici e le loro conseguenze sulle acque del bacino della cultura mondiale si stanno già ripercuotendo ovviamente anche sull’intero ecosistema marino. Basti pensare all’aumento di meduse nel Mediterraneo, con avvistamenti che in sei anni, dal 2009 al 2015, sono aumentati a dismisura e lungo le coste italiane si sono addirittura decuplicati. A dirlo è stato l’esito del progetto ‘Occhio alla medusa’, ad opera dell’università del Salento, in collaborazione con Marevivo. I numeri parlano di una vera e propria esplosione di questi organismi, in quanto si è passati da circa 300 avvistamenti di meduse nel 2009 ai 3.000 nel 2015, con i dati sulla proliferazione passati da 140 a oltre 1.200. A proposito di avvistamenti: nel Mediterraneo il global warming ha portato ad un aumento vertiginoso anche nuove specie di pesci e animali marini finora sconosciuti. Uno di questi, ad esempio, è il pesce scorpione, varietà tropicale che dopo aver colonizzato gran parte delle coste Atlantiche occidentali e il Mediterraneo orientale, si è avvicinato sempre più anche alle coste siciliane. Non a caso il Wwf parla addirittura di una vera e propria  tropicalizzazione del Mediterraneo, legata all’aumento delle temperature e all’invasione dell’habitat da parte di specie “aliene” anche attraverso il Canale di Suez. Secondo il biologo del Cnr di Genova, Marco Faimali, con l’aumento delle temperature dell’acqua nel Mediterraneo ci potrebbero infine essere dei danni ingenti anche alla fauna ancorata ai fondali, comprendente coralli, gorgonie e cozze. I pesci si possono spostare verso acque più fresche, in profondità o in mare aperto, mentre questi organismi no. E per l’ecosistema sarebbe un problema enorme.

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