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Camere: abolire il voto segreto!

pianistiChe vergogna quello che è successo l’altro giorno al Senato; prima la rissa e poi il voto segreto che ha smascherato  la volontà di amici e nemici di salvarsi la poltrona regalata con annessi benefit e sicuramente redditizia. Renzi continua a perdere colpi avviandosi verso una fine prematura e se ancora vuole tentare di approvare qualche  strombazzata riforma ha due sole possibilità, il voto palese e la reintroduzione della preferenza perchè se si dovesse andare ad elezioni anticipate l’80% dei nominati resterebbe a casa perchè dall’anonimato provengono e nessuno si accorgerà dell loro mancanza. Certa  stampa chiama affettuosamente il Presidente del Consiglio con il suo nome di battesimo, Matteo, cosa che in passato mai nessuno si era azzardato a fare, ma oggi con questa politica da gossip e con un personaggio meteora venuto fuori all’improvviso ed assurto al ruolo di vertice della politica nazionale, ognuno si sbizzarrisce nell’uso di una terminlogia  a dir poco irriverente. Renzi con questo suo modo di fare da dittatorello peones, rischia di anticipare la fine del suo Governo perchè ha iniziato il suo percorso dalla fine. Avrebbe dovuto prima di tutto affrontare la riforma della legge elettorale, poi quella della Giustizia; avrebbe dovuto dare un segnale forte nel tentare la risoluzione della vicenda dei nostri Marò, e urlare nei confronti dell’Europa, per centinaia di migliaia di extracomunitari quotidianamente in arrivo sulle  coste.  La sua strana riforma del Senato avrebbe dovuto essere  posta agli ultimi posti tra i nodi da sciogliere. In questo modo il suo Governo avrebbe potuto consolidarsi ed avere maggiori possibilità di continuità. Inoltre non sarebbe cambiato nulla, visto che comunque questi nominati sarebbero rimasti in carica fino alla scadenza del mandato. Un altro modesto consiglio al caparbio ed arrogante Renzi: la vecchia nomenclatura di un qualsiasi partito, non su getta mai in soffitta con la convinzione di essere bravi  e capaci, ma si fa come in cucina quando si cucina il polpo; cioè con la sua acqua, nel senso di fingere di accantonarli per un breve periodo, rinforzarsi prima, per poi darle il definitivo colpo di grazia.

                                                                                                                                                               Lucio Marengo

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