Attualità Politica

C’è un limite alla libertà di stampa?

Il Fatto in prima pagina pubblica il caso dei 49 milioni di euro che la Lega avrebbe fatto sparire grazie ad una fitta rete di commercialisti e avvocati sparsi un po’ dappertutto nei paradisi fiscali. Si parla di una girandola di società neocostituite al solo scopo, si legge, di fregare i soldi.
Come al solito si parla e si sparla senza prove, di misfatti che sarebbero stati commessi dalla “vecchia” gestione del partito lombardo. Non si può tuttavia evitare di notare che i processi vengono ancora una volta celebrati dai giornali e non dai giudici. Ancora una volta la macchina del fango è partita in quarta, molto probabilmente allo scopo di fare aumentare i voti andando a pescare tra i giustizialisti che ormai sono la gran parte del Paese.
Il tempismo è perfetto e non si può fare a meno di notare la ragione di questo virulento attacco a Salvini che riguarda ovviamente la eliminazione del sottosegretario Siri anche lui, come lo fu Tortora, denunciato da qualche millantatore. A meno che non si provi il contrario.
Ma la prova deve essere vagliata da un giudice e non ci pare che allo stato, ciò sia stato fatto. Ma intanto Siri è il mostro di turno da sbattere in prima pagina. Chi gli ridarà l’onore? Ancora una volta, un pezzo di una conversazione telefonica, come è stato nel caso del babbo di Renzi, viene estrapolato dal contesto e sui giornali appare a caratteri cubitali: «Siri ci è costato trentamila euro!». Ma per cosa? Dalla lettura dei giornali non si comprende davvero. E poi diciamolo chiaramente, uno come lui con quello stipendio e quel prestigio si abbandona a quella somma da ruba galline? Il fatto è che i giornali ci dicono che siamo tutti ladri in potenza. E noi fessi, ci crediamo pure! La gran cassa dei media e dei giornalisti giudiziari non fanno altro che orientare l’opinione pubblica abbagliata dal nulla più assoluto di questa insulsa classe dirigente che vince ma non convince. Ormai siamo circondati da pentiti dell’ultimo minuto che pur di ottenere qualche vantaggio sono disposti a vendere loro madre. A mentire “sotto dettatura” di qualche pm in cerca di successo e fama. Lo abbiamo recentemente visto dalle nostre parti di cosa siano capaci.
Ebbene i processi occorre farli subito, prima ancora che la notizia raggiunga il cronista sempre affamato di scoop che alla fine si scioglie sovente come neve al sole.
Lo abbiamo recentemente visto dalle nostre parti in taluni ingiusti processi ancora in corso da anni e anni e che hanno coinvolto persone per bene solo a causa di un pettegolezzo, magari di un tanghero che ha scaricato le sue responsabilità su di un collega di lavoro.
Insomma, sarebbe ora di mettere un timer come si fa col pollo nel forno, che indichi la cottura, di quando cioè far partire il processo e quanto deve durare. E si fermi la scandalosa manovra di abusare delle misure cautelari che servono solo ai pm per semplificarsi la vita in danno alla giusta difesa dell’imputato. Le cancellerie smettano di informare i giornali e tornino finalmente le veline,quelle però dalle belle gambe lunghe come una volta, quando l’Italia sorrideva e credevamo di essere una nazione.

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