Economia Infrastrutture Politica

Cosa unisce il Mose di Venezia e l’Ilva di Taranto.

Il clima di caccia alle streghe, anzi agli imprenditori, ha raggiunto l’acme in questi giorni quando a Venezia l’acqua alta ha raggiunto l’altezza di quasi due metri, mentre nel frattempo a Taranto si iniziavano le pratiche per la chiusura degli altoforni. Le conseguenze sono entrambe tragiche. È inutile qui ricordare che il nostro paese sta per essere spazzato via dallo tsunami giustizialista e da una politica ridicola che ha delegato la propria funzione primaria alla magistratura.

In entrambi i casi, come stiamo infatti osservando, è stata la magistratura a dettare i tempi e soprattutto gli stop di queste due iniziative. Nell’un caso abbiamo assistIto alla vicenda di tangenti che sarebbero state pagate a tutta la classe politica che all’epoca governava in Veneto. Nell’altro caso è stata prima la magistratura a determinare la chiusura di un altoforno e poi, la politica più ottusa che l’Italia abbia mai avuto, ad eliminare lo scudo penale ai manager dell’Ilva. Per un pugno di voti in più, perché i soliti noti potessero farsi spazio alle prossime elezioni regionali pugliesi. È dunque evidente che le tangenti o i fatti politici abbiano condizionato e stanno condizionando lo sviluppo ordinato del nostro paese alle prese con una recessione straordinaria e mai conosciuta, soprattutto a livello di grandi infrastrutture che risultano perciò gravemente penalizzate.
Lo abbiamo visto con la TAP e con la TAV. Con questo non vogliamo dire che le tangenti non debbano essere perseguite, ma “adelante con juicio” perché chi paga il conto di questa guerra dei pm agli imprenditori, che il massimalismo vuole siano tutti ladri, siamo noi cittadini.

Il caso di Venezia e del Mose dimostra che per effetto delle indagini e dei vari sequestri cautelari, il progetto ha subito degli stop and go che hanno fatto ritardare il suo impiego per decenni. Con l’aggravio dei costi che sono lievitati fino a 5.5 miliardi. Adesso, per l’Ilva si profila la stessa cosa. La procura di Milano dice che vuole vederci chiaro sui conti, lasciando trasparire, a favore della pubblica opinione (e del premier Conte…), che i costi di transfer price tra aziende collegate alla Arcelor Mittal, siano stati gonfiati danneggiando così l’azienda.

Sarà vero? Sempre gli stessi argomenti, sempre si parla di costi gonfiati che poi, guarda caso, si sgonfiano durante i lunghi processi. Ma intanto ecco che aprendo il fascicolo modello 45 vale a dire un fascicolo contro ignoti, la procura ha sguinzagliato la guardia di finanza che nella sua approfondita indagine, bloccherà se possibile, ancor più la trattativa con i Franco-indiani che, per certo, dopo questo trattamento, se ne andranno definitivamente. Che ne sarà dell’acciaio speciale italiano di alta qualità di Taranto? La risposta è Venezia. Questo sarà il risultato. Ci aspettano anni e anni di lotte sociali e perdita verticale del PIL. Perché tutto si può dire degli attuali governanti, fuorché di essere in grado di capire che senza il laissez-faire agli imprenditori, questo paese è condannato. Saremo tutti dipendenti statali a 1000 euro al mese come nella Unione Sovietica degli anni 50/60 con supermercati vuoti e tessere annonarie in mano. Eccovi servito il comunismo reale servito su di un piatto di cartone riciclabile da questa classe dirigente che prende ordini dalla magistratura e che ci vuole tutti zitti zitti e accucciati. O in galera.
Continuate così e vedete quanti imprenditori o quanti giovani resteranno ad operare in Italia.

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