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Deontologia giornalistica e le inchieste pro linciaggio con vittime.

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Abbiamo quotidianamente l’abitudine di sentire tutte le campane prima di esprimere le nostre opinioni s un qualsiasi argomento, specie quando si tratta di attacchi mirati alla persona. Non abbiamo dimenticato la vicenda di Nicola Izzo, già vice capo della Polizia di Stato e naturale successore di Manganelli preso di mira da una inchiesta giornalistica che produsse fango in quantità a carico di un funzionario integerrimo con naturale conseguenza dell’apertura di una inchiesta che provocò tra l’altro anche il suicidio del vice questore Salvatore Saporito. Una inchiesta provocata dalle rivelazioni di un presunto corvo di una procura basata soprattutto su accuse presunto a calunniose. I famosi giornali vicini a certa magistratura ed a certi schieramenti politici titolavano così i loro articoli: appalti truccati al Viminale, le procure indagano sul Viminale, Izzo si dimette; appalti per amici al Viminale. Per fortuna dopo anni le inchieste si sono sgonfiate e le presunte accuse si sono ritorte contro gli stessi giornalisti ed alcuni direttori di testate importanti che saranno a breve processati per  per calunnie. Resta comunque il sistema corrotto di un giornalismo evidentemente prezzolato che miete vittime ed alimenta il fango, dietro le quinte ovviamente c’è sempre il burattinaio di turno.

                                                                                                                                                 Lucio Marengo

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