Politica

Di Maio esulta per una discutibile sentenza della Cassazione riguardo i vitalizi,ma è preoccupato del limite dei due mandati che potrebbero vederlo fuori dal Parlamento.

Chissà perchè, ma le regole, guarda caso, servono sempre per gli altri e non per chi le ha pretese. Il codice etico del Movimento 5 Stelle prevedeva infatti che gli eletti al parlamento non potessero ricandidarsi per più di due volte. Ovviamente poichè il populismo ha reso più del previsto e troppi parlamentari senza voti di preferenza sono stati eletti, rischierebbero di perdere la comoda e lucrosa poltrona di Montecitorio o palazzo Madama, provocando all’interno del Movimento non poco malcontento e c’è chi pensa di compiere il salto della quaglia per salvare il posto. Intanto Di Maio ci sta ripensando e non è escluso che si predisponga una deroga per gli attuali vertici in modo che se il Governo dovesse cadere, altri resterebbero a casa ma loro no. Praticamente il nuovo motto potrebbe essere quello di pretendere che si debba fare quello che dicono e non quello che loro stessi fanno.
Credo che un senatore dell’impero romano in un momento di pura follia nominò senatore un cavallo, oggi si fa di peggio mandando a governarci candidati personaggi che alle parlamentarie hanno ottenuto un solo voto, mentre Di Maio ne avrebbe ottenuti 490 e fa il Ministro. Roberto Fico, terza carica dello Stato, ne avrebbe ottenuto addirittura 315. Per la cronaca ricordiamo al sig. Di Maio che se volesse recuperare somme ingenti, dovrebbe determinare la cancellazione degli enti inutili e commissariati come il CNEL che costa ingenti somme alle casse dello stato. Inoltre, visto che si sono voluti provvedimenti retroattivi, ricordiamo sempre a Di Maio e Fico che in Italia ci ancora trecentomila baby pensionati che percepiscono la pensione da trent’anni dopo solo 15 anni di servizio.

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