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Ferrovie del Sud Est: le orecchie da mercante della Regione (e non solo…)

Sul sito della Regione è ancora presente la locandina del libro “Niente treni la domenica” un instant book realizzato da due giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno. Un libro inchiesta che fu giudicato all’epoca un unicum, perché, a quanto pare, in Puglia (lo hanno detto Michele Monno e Alessio Viola durante la presentazione del libro) non si fanno inchieste giornalistiche. E infatti nessuna inchiesta è stata mai fatta dalla Gazzetta nei confronti del suo editore Ciancio. Ma su Fiorillo sì. Eccome.

Nel sito della Regione Puglia si può ancora leggere un vecchio comunicato dell’epoca: «Il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione bilancio della Regione Puglia, oggi sarà al Casbah Art Cafè di Ostuni alle 19 per la presentazione del libro-inchiesta “Niente Treni la domenica” storia del saccheggio ai danni della ferrovia concessa più grande d’Italia (…) i giornalisti hanno ricostruito le vicende della Sud-Est con una serie di documenti in parte inediti partendo dal granello che ha inceppato tutto l’ingranaggio: l’inchiesta sulle carrozze d’oro».Sul sito, però, non abbiamo visto pubblicato alcun articolo o riferimento alle già numerose sentenze del Tribunale e della Cassazione che hanno ampiamente dimostrato non solo la fragilità (diremo l’inesistenza) delle gravi accuse, ma anche l’inconsistenza delle cosiddette “triangolazioni” finanziarie che avrebbero gonfiato i prezzi dei treni, definiti dai due bravi giornalisti, d’oro. Perché è ormai evidente per tutti che i treni siano stati venduti a prezzi di mercato. Forse anche di meno. Bastava solo fare una semplice ricerca su internet per scoprirlo! Evidentemente nè ai due giornalisti nè alla Regione è più interessato approfondire il tema. Chissà mai perché? Di sicuro l’inchiesta giornalistica dei due è stata al contrario molto utile a “qualcuno” perché ha offerto alla Regione la way out dalla drammatica crisi finanziaria in cui versava. Infatti, se la Regione avesse dovuto pagare ciò che doveva a FSE, sarebbe saltato il bilancio regionale, come più volte ammesso dall’assessore al ramo. Con questo aiutino da parte della (molto flessibile) stampa locale, che ha fatto deflagrare la “bufala” costruita a tavolino, il nuovo governatore si è trovato tra le mani un tesoretto, che ha potuto spendere in altre iniziative politicamente per lui più redditizie, ma dai dubbi risultati per la collettività regionale. Ricordiamo, al riguardo, la nostra richiesta inascoltata di conoscere il numero, l’utilità ed il costo delle numerose agenzie regionali da lui promosse e che tuttora non si comprende quale ritorno benefico per la collettività regionale abbiano avuto. Per non parlare poi del nuovo palazzo della Regione, sul quale ha di recente investigato il servizio della TV “La 7” e non già i due bravi giornalisti pugliesi, confermando così il fatto che in Puglia non si facciano inchieste giornalistiche. A parte ovviamente quelle contro i nemici del potente di turno. Tanto è più vero questo, che da quando FSE ha cambiato padrone, i due bravi giornalisti non hanno scritto neanche un rigo per denunciare i tanti disservizi, i prezzi astronomici pagati per il noleggio delle decrepite littorine, le tante costosissime esternalizzazioni, gli scioperi, gli incidenti, le consulenze, i fallimenti della triade commissariale, e le evidenti gravi lacune del nuovo management in tema di sicurezza. Tutto torna. Ma adesso che sta esplodendo la bomba nelle mani di chi quella bomba ha innescato, sempre meno sono quelli che parlano di Sud Est. Anzi sono proprio spariti tutti. Nessuna testata giornalistica locale o nazionale, si è più interessata al caso, forse perché si è incominciata a delineare una oscura regia alla base di tutto, che, stando ai documenti che abbiamo potuto leggere, pare coinvolgere direttamente la politica locale di governo. Nessuno è interessato a quei poveracci che sono stati sbattuti in prima pagina da quei due bravi giornalisti, senza prove. Solo teoremi e pettegolezzi giornalistici che in Tribunale si stanno sciogliendo come neve al sole. E a quanto pare a poco sono servite quelle “confidenziali” passeggiate gomito a gomito tra il giornalista e l’ex commissario “grande inquisitore” delle FSE dal quale trarre informazioni riservate e qualche aggancio con l’ex ministro Delrio, che, sull’onda mediatica dello scandalo da pompare, trovò addirittura il tempo per presenziare alla promozione che gli autori fecero nell’estate di 3 anni fa del loro instant book. Lo scandalo vero è che la questione dei treni d’oro (sic!) come ci ricorda oggi un piccolo trafiletto a pag. 13 della Gazzetta, è desolatamente prescritta perché dopo 7 (sette) anni di indagini la Procura non ha cavato un ragno dal buco. Ma la assoluta mancanza di responsabilità e l’inesistenza di qualsiasi reato non potranno certo essere coperte da nessuna prescrizione, in quanto chi è stato ingiustamente colpito da un attacco così infame e devastante non potrà non richiedere che la magistratura accerti fino in fondo la verità dei fatti.

A maggior ragione perché anche i produttori dei treni polacchi sono stati già assolti diversi anni fa perché il fatto non costituisce reato. Sulla Gazzetta di oggi si dà notizia, con scarsa evidenza grafica, del provvedimento del tribunale del riesame che, sulla scorta della precedente sentenza della Cassazione che aveva già annullato l’ordinanza di arresto ai domiciliari dell’imprenditore bolognese Beltramelli, ha definitivamente annullato ogni provvedimento cautelare emesso nei suoi confronti, confermando l’assoluta mancanza originaria dei presupposti sui quali era stato emesso il provvedimento del GIP. Lentamente, ma inesorabilmente, la giustizia riequilibra le forzature e le frettolose, mediatiche, valutazioni che hanno sconvolto la vita ed il lavoro di tante persone. Ci saremmo aspettati, ma siamo ingenui, che il famoso giornalista avesse dedicato un pò del suo tempo professionale, a commentare tale provvedimento, proprio lui che tanto impegno e tante informazioni ha profuso sull’argomento. Ma è del tutto evidente che l’intenzione della testata è quella di continuare ad obliterare i fatti, specie quelli successivi alla valanga accusatoria e dal famoso instant book, per non fare brutta figura con i suoi sponsor e i pochi lettori che ancora ci credono. Dicevamo che i grandi accusatori, giornalisti o “grand commis” o consulenti pagati profumatamente solo per confermare le fantasiose ipotesi, sono spariti dal radar giacché temono le pesanti cause risarcitorie in arrivo. Purtroppo, qualche testata si trova già in amministrazione controllata e sull’orlo del fallimento, mentre altri, grandi “soloni”, hanno già iniziato a mettere in Tribunale le mani avanti, incolpando questo o quello, pur di salvarsi. Altri consulenti le mani avanti le avevano messe fin dall’inizio, con furbeschi disclaimer, perché già sapevano, evidentemente, come sarebbe andata a finire. Questo fatto tuttavia non diminuisce le responsabilità individuali e il male procurato a chi ha fatto, fino a prova contraria, solo il proprio lavoro. Possono dire lo stesso i due bravi giornalisti? Tortora disse: «io sono innocente, spero dal profondo del cuore lo siate anche voi». Vana speranza!

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