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Gioco d’azzardo e ludopatia: nuovo cancro sociale?

Gli italiani spendono sempre di più nel gioco d’azzardo e il fenomeno preoccupante ha tutte le caratteristiche di una vera emergenza sociale

I dati sono chiari, gli italiani giocano sempre di più e malgrado le (limitate) misure di contrasto messe in atto dalle istituzioni, possiamo affermare che i disturbi connessi alle dipendenze da gioco d’azzardo siano sottovalutati.
Lo scorso 6 marzo il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Benedetto Mineo, sentito in audizione dalla Commissione Finanze della Camera, aveva fornito i primi dati non consolidati relativi al gioco d’azzardo legale in Italia nel 2018.
Stando a questi dati la Raccolta lorda dei giochi pubblici nel 2018 sarebbe stata pari a 106,8 miliardi di euro.
Qui Il video completo dell’audizione: https://webtv.camera.it/evento/13909
Si tratta di una cifra enorme, se si trattasse del PIL di una nazione europea si troverebbe al 28° posto su un totale di 45 Nazioni, quasi 3 volte il PIL dell’Albania.
Ma come si è evoluto negli anni questo fenomeno che oggi rovina molte migliaia di famiglie?
Fino al 1992 il gioco d’azzardo in Italia era sempre stato considerato una pratica ad alto rischio sociale, quindi le concessioni rilasciate erano riservate a poche lotterie e al totocalcio. Le cose cambiano con i governi Amato e Ciampi: gli esecutivi in cerca di fondi per finanziare la spesa pubblica cominciano a varare una serie di provvedimenti per aprire un nuovo mercato dell’azzardo allo scopo di usarlo come leva fiscale.
I governi successivi, a partire dagli anni duemila creano una vera e propria nuova economia del gioco d’azzardo con la conseguente nascita e diffusione di grandi società concessionarie. I sistemi di gioco si diffondono in maniera capillare in tutto il paese e inizia il boom delle slot machine e dei Gratta e Vinci.
Nel 2009 col decreto d’emergenza per il terremoto de L’Aquila si introduce anche la possibilità di installare nelle sale le videolottery, macchine da gioco collegate in rete che accettano anche banconote e offrono un payout maggiore, calcolato su tutte le giocate globali collegate al server centrale. Viene inoltre dato il via libera per l’apertura dei casinò online.
Nel 2018 è nato il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per il contrasto al gioco d’azzardo patologico per cercare di coordinare l’azione dei comuni. Da allora sono partite iniziative di lotta contro il d’azzardo, come il divieto di installazione di videolottery e slot machine, gli incentivi ai commercianti che le tolgono o i progetti di sensibilizzazione che vengono però attuati in modo poco coordinato.
Attualmente il contrasto al gioco d’azzardo in Italia è fra i punti del contratto di governo tra Lega e 5 Stelle, ma al momento l’unica misura contenuta del Decreto Dignità approvato a luglio 2018, riguarda la limitazione della pubblicità del gioco d’azzardo.
Nel frattempo la spesa procapite aumenta e le misure attuate finora sono evidentemente insufficienti.
Visual Lab del gruppo Gedi ha realizzato un ottimo lavoro di raccolta dati, mettendo a disposizione sul proprio portale un database pubblico in cui è possibile consultare, comune per comune, quanto si gioca complessivamente e la spesa procapite.
http://lab.gedidigital.it/gedi-visual/2018/italia-delle-slot-2/
Consultando i dati di alcune cittadine pugliesi si ottengono dati impressionanti. Solo a titolo di esempio citiamo Casamassima, comune di 19.777 abitanti con un reddito medio di 15.911,42€ in cui sono stati spesi in giocate nel 2017 2,47 milioni di Euro.
In pratica è come se ogni abitante del paese (contando anche bambini, anziani, neonati ecc.) avesse speso 3.664€ in un anno.
Sono dati che parlano da soli e non necessitano di alcun commento, speriamo in un’azione più decisa da parte delle istituzioni.

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