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Gli errori della Guardia di finanza: chi paga il conto?

Il caso degli iniqui sequestri cautelari

In Italia si dice che siamo tutti evasori fiscali, chi più chi meno. Alle casse dello Stato si dice vengano sottratti ogni 12 mesi, in media, 97 miliardi di tasse e quasi 11 miliardi di contributi previdenziali per un totale di 108 miliardi. Ma questo sol fatto può giustificare una reazione tanto accanita nei confronti di quelle (poche) aziende che sono ancora il fiore all’occhiello del Paese? Un esempio: in nord Italia il tribunale della Libertà ha annullato ieri il sequestro di denaro e altri beni per 43,7 milioni, disposto nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati per autoriciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita due imprenditori della Ilpa Spa, gruppo industriale del packaging. Sono gli stessi imprenditori a darne notizia, spiegando che i giudici hanno accolto l’istanza di riesame proposta dai loro avvocati. Il sequestro, chiesto dalla Procura e disposto (…ovviamente) dal Gip, era stato eseguito in gran parte sul capitale sociale di Ilpa. “Le ragioni sottoposte al Tribunale hanno dimostrato l’insussistenza dei reati contestati essendo le somme impiegate nell’aumento di capitale di Ilpa spa del tutto legittime come documentalmente provato. Si tratta del frutto di una laboriosa attività imprenditoriale portata avanti con successo da oltre sessant’anni”. L’articolo pubblicato all’epoca dei fatti era invece questo: “Maxi sequestro della Finanza: l’inchiesta vede indagati per autoriciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita due imprenditori, padre e figlio. Il Gip del tribunale di Bologna Franco Raffa ha disposto il sequestro, eseguito dalla Guardia di Finanza, di denaro e altri beni, anche immobili, per 43,7 milioni di euro, nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati per autoriciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita due imprenditori, padre e figlio».

Che idea secondo voi si è fatta l’opinione pubblica di questi due imprenditori?

Secondo gli investigatori, i due avevano a disposizione all’estero ingentissime risorse finanziarie, frutto di sistematiche evasioni fiscali e appropriazioni indebite ai danni della loro società.

L’Ilpa è una delle più importanti pluripremiate ed innovative aziende operanti nel campo del packaging che impiega centinaia di persone e leader mondiale ed è stata accusata di appropriazione indebita, evasione fiscale e reimpiego di capitali sol perché gli imprenditori hanno deciso di reimpiegare in Italia capitali propri per espander ancora più le attività. E invece di essere lieti che capitali esteri tornino in Italia, li massacrano.  Ieri dicevamo, il tribunale del riesame ha ristabilito il principio che occorra – prima di azzerare e distruggere le aziende e la reputazione di tanti imprenditori onesti, che ci sono – stare molto attenti. Questo sistema di sequestrare le aziende e patrimoni familiari costruiti con fatica in un batter d’ali, e tra l’altro spesso da coloro che non capiscono niente dell’argomento e di processi industriali complessi o delle dinamiche commerciali o dei trasferimenti intersocietari all’estero deve finire. La misura dei sequestri è utile a bene vedere solo alla Procura che, togliendo fiato ed ossigeno agli indagati, ne limita fortemente la capacità difensiva. Ledendo un principio sacrosanto garantito dalla Costituzione. In questo caso il tribunale ha fatto in fretta a decidere nel dare ragione agli indagati, ma in altri casi abbiamo assistito a processi celebratisi a un anno e più di distanza dai fatti, il che ha creato non pochi problemi per chi non aveva a disposizione i mezzi per pagarsi gli avvocati perché glieli erano stati sequestrati. Ci pare che la immediata applicazione delle misure reali a fatti di questo tipo, concesse davvero con troppa fretta dai GIP (sotto schiaffo dai pm…) che sono chiamati a decidere in gran fretta su argomenti tanto complicati ed avallati solo dalla polizia giudiziaria, che spesso, spessissimo sbaglia, debba essere subito rivista.

Al momento purtroppo chi sbaglia non paga in Italia e anzi spesso, nonostante i grossolani errori, questi signori ricevono anche una promozione o un avanzamento di carriera. Passando sul cadavere di tanti, tantissimi innocenti. A quando la Riforma della Giustizia signor Salvini? Non sarebbe ora di abdicare al ruolo di guardia di frontiera per dedicarsi a qualcosa di davvero determinante per il Paese di cui tutti noi sentiamo la necessità? Attendiamo una risposta in questo senso. Grazie.

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