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Il braccio armato della Legge

Ancora sequestri milionari per gli indagati della bancarotta delle Ferrovie del Sud Est

Riceviamo e pubblichiamo
La Procura di Bari insiste nel chiedere per l’ex amministratore unico di FSE, Luigi Fiorillo la conferma delle misure cautelari personali nonostante sia già passato molto tempo dai fatti.

Non sappiamo se questa recrudescenza che ha portato anche alla richiesta di sequestri cautelari reali per altri soggetti, sia figlia o no, della azione legale da parte dei noti e super pagati avvocati di Ferrovie dello Stato che, a parer nostro, stanno cercando in ogni modo di evitare di far pagare al loro importante cliente, quanto dovuto. La Giustizia dovrebbe essere uguale per tutti, e non favorire i poteri forti che come nel caso di Ferrovie del Sud Est, troppo spesso in Italia hanno avuto un ruolo essenziale. Ci riferiamo al prezzo di cessione di FSE definito ex ante in circa 200 milioni di euro che non è stato pagato da Ferrovie dello Stato. In più si critica Fiorillo per non avere fatto gare pubbliche, quando FSE è stata ceduta a FS senza gara. Vi par poco? Oggi sui giornali si parla di un nuovo (che poi nuovo non è) sequestro per 25 milioni, ma nessuno lamenta il mancato pagamento di quanto stabilito. Nessun giornalista pare si sia accorto che FS non ha adempiuto al decreto-legge di passaggio delle quote della srl barese. La legge del più forte, pare abbia ancora una volta avuto la meglio.

Come dice Papa Bergoglio, chi urla di più, vince. E l’odierno sequestro è di ciò, l’incarnazione. Questo è un altro round della storia della pseudo (lasciatecelo dire) bancarotta di una società che “avrebbe” dovuto esercire il trasporto in Puglia, secondo il piano di impresa definito dal ministero dei trasporti nell’anno 2000 (circa 500 km di strade ferrate), con una dotazione finanziaria di 10.000 euro. Tanto era il capitale sociale. Con treni degli anni 40 e 50, e pullman che al loro confronto quelli dell’ATAC di Roma sono dei gioielli.

In una società che partiva già con quell’handicap finanziario che cosa si poteva fare, se non indebitarsi fino al collo ma si badi bene, col beneplacito del ministero, socio unico. Ma perché allora FS non ha pagato quanto stabilito? Il fatto forse si spiega leggendo La Repubblica ove si lamenta il mancato pagamento alla scadenza prevista dei 66 milioni ai 2.263 creditori privilegiati che sarebbe dovuta avvenire entro il 30 giugno. Il perché del mancato pagamento nei termini concordatari, pare dipenda dalle astruse considerazioni del capo team Calvello della Deloitte, l’unico ad inventarsi la questione della de-rendicontazione, anche quella dei 20 milioni finanziati all’epoca alle Sud Est a valere su finanziamenti europei. Roba di dieci anni fa, a fronte di spese regolarmente sostenute da FSE e mai contestate da nessuno neanche dalla UE ed anzi i finanziamenti sono stati omologati senza contestazioni. E non si capisce il perché la Deloitte ne chieda la restituzione. E soprattutto a chi dovrebbero essere restituiti? Ci pare che questo fatto, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere l’ennesimo regalo fatto alla Regione da parte della Deloitte (tipo babbo natale) e forse le FS non ci stanno. Troppi regali hanno infatti portato FSE alla bancarotta! Forse è per questo che Ferrovie dello Stato è riuscita ad ottenere dal Tribunale una proroga dei pagamenti fino al 31 dicembre 2021. Insomma, FS vuole vederci chiaro, e forse, anche lei come tanti, ha capito che i conti non tornano e che forse qualcuno potrebbe aver commesso una truffa, peraltro molto ben congegnata, ai danni dei tanti creditori, ingannando con astuzia anche il Tribunale fallimentare. E Ferrovie dello Stato non vuole certo passare come complice di una tale azione truffaldina né esser chiamata a restituire delle somme sol perché lo ha detto la Deloitte. Il fatto che l’ex commissario Viero non abbia investigato per capire il perché di tale restituzione, accettando tout court le conclusioni di Calvello (poi assunto in FSE) è grave tanto quanto le considerazioni legali contenute nella due diligence della Deloitte che pare, alla luce di quanto sta emergendo, non avere capito niente, o peggio potrebbe aver operato delle scelte e indicato delle soluzioni solo per favorire il “pezzo grosso” XXL di turno. Il fatto triste è che tanti soggetti (guarda caso non facenti però parte dal cerchio magico barese…) che il tandem Deloitte-Viero ha indicato come dissipatori o truffatori e che oggi sono alla sbarra, e fino a prova contraria, hanno investito tanti soldi e tanto lavoro in una tra le più degradate e mal finanziate società di trasporto del Sud, Perché ci credevano. Speriamo che presto anzi prestissimo, anche il Giudice creda alla loro buona fede.

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