Bari Puglia

Il grande futuro dietro le spalle di ferrovie del Sud Est

Nel suo recente intervento, il direttore generale delle Ferrovie del Sud Est ha confermato che è ancora lungo il cammino per dotare l’infrastruttura e i treni di proprietà regionale, dei sistemi di sicurezza scmt e di passaggi a livello efficienti. Il dirigente ha discusso anche la questione della perdita subita da FSE di tanti utenti. Ma se ne perderanno ancora visto che per 18 mesi (se andrà bene) la linea Bari-Noicattaro sarà chiusa per lavori.
Il balletto dei numeri dello sciopero, 80% con punte di partecipazione del 100% dice il sindacato, 25% l’azienda, conferma il livello di litigiosità che ormai da tempo si sta registrando a detrimento della qualità del servizio e della sicurezza del posto di lavoro. La Regione dal canto suo, almeno da quanto riportato dal servizio di Telenorba del 1° aprile scorso, ha inviato a FSE una lettera di messa in mora per la bella cifra di 36 milioni relativamente ai 27 treni ATR acquistati nel 2006 con fondi regionali. Sul punto il direttore Botti non ha proferito verbo. Risulta infatti che molti treni, per ragioni economiche e tecniche, non siano stati oggetto di corretta manutenzione e che perciò si sono degradati al punto che se ne contano in circolazione davvero molto pochi. Alcuni di essi sono stati addirittura cannibalizzati per farne pezzi di ricambio.
Nella comunicazione ai commissari giudiziali, FSE ha comunicato che «sono state avviate due linee di manutenzione ciclica presso l’impianto di Foggia di Trenitalia; una linea a cura di Trenitalia e l’altra a cura di Pesa (il produttore dei treni ATR, ndr) che opereranno per tutto il 2019 e buona parte del 2020 per riallineare le scadenze di manutenzione ciclica dei mezzi, inoltre nel mese di febbraio 2019 è terminato il processo di reintegro della flotta dei treni ATR 220».
Il processo di reintegro sarà anche terminato, ma occorrerà attendere tutto il 2019 e il 2020 per forse riallineare le scadenze di manutenzione. Ciò significa che i treni, o almeno la gran parte, restano inutilizzabili e in effetti solo una coppia di ATR pare sia arrivata alle officine di Foggia per la pellicolatura ed altri piccoli interventi estetici. E infatti, sempre nella stessa comunicazione, FSE afferma che «permangono tuttavia criticità significative nel trasporto ferroviario legate principalmente ad una bassa affidabilità dei mezzi in esercizio derivante dalla vetustà del parco treni che contempla ancora la presenza di 31 ALN 668 (in fitto da Trenitalia), mezzi che hanno più di 40 anni per i quali permane la critica connessa alla difficoltà di reperire pezzi di ricambio». Insomma nessun passo avanti è stato fatto se non la conferma della chiusura delle inagibili officine di FSE di Bari e di Lecce. Emblematico il fatto che il capo di FSE abbia soprasseduto dal confermare che il servizio ferroviario verrà ridimensionato per concentrarsi su quello più redditizio della gomma. Questo è infatti il segmento notoriamente più ricco e c’è la preoccupazione che anche in Puglia capiti quello che è successo in Toscana dove la francese RATP ha soffiato il business da 2,77 miliardi di euro a Ferrovie dello Stato che non l’ha presa bene.
I francesi, forti di 2.550 bus, depositi, officine e autisti (veri) si sono aggiudicati la commessa per undici anni investendo 190 milioni per l’acquisto di nuovi mezzi facendo risparmiare alla regione Toscana 8 milioni l’anno. Cosa ha investito direttamente Ferrovie dello Stato in FSE? Zero o poco più. I soldi per i nuovi investimenti arrivano dalla Regione Puglia, una parte dal Ministero dei Trasporti, i treni anteguerra sono in affitto da Trenitalia a titolo oneroso, e il grosso dalle somme dai risparmi rinvengono dal concordato preventivo (cosa sarebbe successo se invece di FS fossero arrivati i tedeschi di Arriva?). Non parliamo poi della perdita di traffico di 8 milioni di passeggeri all’anno che è costata a FSE 15 milioni di penali! Dunque nessuna officina nuova come voleva Viero, nessun nuovo deposito per i bus che restano parcheggiati all’aperto presso le tante stazioni di servizio carburanti sparse nel territorio, gli autisti poi sono quasi tutti interinali e chissà se verranno mai assunti. La Regione ci dirà finalmente perché abbia permesso che succedesse questo disastro e perché  (lo scopriremo tra poco in Tribunale) la gestione precedente sia stata giudicata troppo frettolosamente inetta, quando invece i servizi erano effettivamente gestiti molto (molto) meglio? Troppa accondiscendenza nei confronti dei nuovi padroni dai risultati molto discutibili. Durante la presente gestione sono stati indagati i vertici governativi (Viero) e di FS (Mentasti) per interruzione di pubblico servizio (cosa mai successa prima) e pericolo alla sicurezza dei posti di lavoro. I potenti mezzi legali messi a disposizione di FSE dalla cooperativa di avvocati locali, hanno davvero ben operato, se ancora nessuno sa che fine abbiano fatto queste indagini. Durante questa gestione la Regione ha anche incredibilmente permesso la sospensione del servizio per un anno e mezzo quando i finanziamenti concessi alla Regione prevedevano l’interramento della rete senza fare neanche un giorno di interruzione del servizio di trasporto. Qualcuno comincia a capire cosa è successo e cosa stia succedendo? Non molliamo la presa. Noi andiamo avanti perché quello che è avvenuto alle FSE prima o poi verrà fuori con tutte le conseguenze del caso.

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