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Il mistero della due diligence scomparsa

Altri misteri si affacciano dalla oscura vicenda di FSE. Ci riferiamo alla seconda due diligence commissionata alla KPMG, (dopo quella redatta da Calvello ex dipendente Deloitte). Spulciando i documenti esibiti in tribunale non ne ve n’è traccia. Perché non c’è? Dalla lettura di questi atti ufficiali si desume che già l’8 giugno 2016, nelle note scambiate tra Viero e il direttore generale del ministero, Di Giambattista, si faceva preciso riferimento a questa seconda due diligence legale e contabile voluta da FSI. Traccia della sua esistenza si trova anche nel verbale di assemblea straordinaria dei soci di FSE del 29 luglio 2016. È molto strano dunque che un lavoro che immaginiamo sia stato profumatamente pagato alla KPMG, non si sappia niente. Perché la due diligence non è stata prodotta né citata negli atti di causa? Gli stessi inquirenti, verosimilmente ignari, non ne hanno mai fatta menzione. Come mai? Forse ribaltava l’esito della due diligence di Calvello ed è stasa perciò insabbiata? Non c’è dubbio infatti che l’unico documento a sostegno della cosiddetta bancarotta, sia quello della Deloitte (il Vangelo secondo san Calvello…) ed è proprio per questo, che è importante leggere cosa dice la KPMG. Sul punto gradiremmo una risposta esauriente da FS. Ma c’è anche l’altro mistero che riguarda la mancata rimozione dello ‘squilibrio patrimoniale’ che era stata posta come condizione essenziale, alla cessione gratuita delle quote di FSE. Abbiamo potuto consultare le carte ufficiali, e in tutta la documentazione – pre e post emanazione del famoso Decreto Delrio del 4 agosto 2016 che, ricordiamo, dà il via libera condizionato al trasferimento di FSE alle Ferrovie dello Stato – non si fa alcun riferimento alla possibilità di ricorrere a qualsivoglia procedura concorsuale. Anzi, al contrario. Il Decreto Delrio pone l’indefettibile condizione di rimuovere, entro e non oltre il 31.12.2016, lo squilibrio patrimoniale della società FSE e di provvedere al più presto al risanamento dello squilibrio, stimato in circa 200 milioni di euro. Più o meno il valore patrimoniale di FSE. Ma c’è di più. Nel verbale dell’assemblea straordinaria di FSE, tenutasi a Roma, presso il MIT, Viero, precisa, alla presenza del Socio unico MIT quanto segue: «pertanto, considerato che il Decreto MIT 04.08.2016 subordina, tra l’altro, il trasferimento al previo rilascio di dichiarazione, da parte di FS S.p.A, di provvedere nei termini di legge alla rimozione dello squilibrio patrimoniale di FSE S.r.l., stanti le dimensioni e la capienza del patrimonio di FS S.p.A., l’operazione – eseguita secondo i criteri e le modalità stabiliti dal Decreto MIT 04.08.2016 – è pienamente idonea al superamento dello squilibrio patrimoniale di FSE». È bene notare che né nelle note ufficiali del ministero del giugno 2016, né nel verbale dell’assemblea di dei soci di FSE, né nel decreto ministeriale dell’agosto, si indichi la possibilità che l’acquirente possa ricorrere a procedure concorsuali. Anzi è chiarissimo che FSI dovesse rimuovere senza indugio lo squilibrio patrimoniale di FSE. Invece qualcuno, in FS, decide di giocare, con grande disinvoltura, tutt’altra partita. Dopo il parere positivo dell’AGCOM del 16.11.2016, che dà il via libera dell’operazione di cessione, le FS introducono la pillola avvelenata, cioè la possibilità di chiedere il concordato preventivo senza tuttavia un accordo preventivo col ministero. Ma come? E l’impegno a rimuovere lo squilibrio patrimoniale entro il 31.12.2016 dove è andato a finire? E la garanzia al ceto creditizio? Tutte le promesse del Ministro Delrio disattese unilateralmente da FSI. Ma l’acquisizione va avanti comunque, a spese dei creditori. Farsesca, per non dire altro, è poi la situazione che si verifica il giorno del trasferimento della società FSE. Siamo al 28 novembre 2016. Al ministero a Roma, sono presenti, oltre al notaio, il direttore generale del ministero Di Giambattista assieme a Viero, e l’acquirente, l’Amministratore Delegato di FSI, Mazzoncini, i quali procedono al trasferimento della società. Nell’atto di trasferimento, si fa richiamo, non solo alla documentazione intercorsa ma anche ai fondamentali presupposti a base dell’operazione, tra cui soprattutto il Decreto Delrio, nel quale si impone il preciso adempimento per il passaggio di proprietà «di provvedere nei termini di legge alla rimozione dello squilibrio patrimoniale di FSE». Ma ecco che in atti viene esplicitamente detto che Mazzoncini farà ricorso alla procedura di concordato preventivo. Il che dimostra che qualcuno in quella sede dormiva perché è palese che questo non fosse di certo l’intento del ministero.  Sicché lo squilibrio economico, contro tutti i patti e prescrizioni, lo hanno pagato i creditori di FSE. E non FSI. Ma è vero che non ci si è accorti di quanto Mazzoncini avesse surrettiziamente inserito nei patti? Infatti è davvero molto strano perché all’atto del trasferimento, il 28 novembre 2016, Di Giambattista porta in assemblea la nota, a firma del ministro Delrio, nella quale si ribadisce che le disposizioni e le modalità del trasferimento di FSE debbano rispettare integralmente i presupposti, le condizioni e gli impegni previsti dal Decreto 4.8.16 (garanzia del ceto creditizio, trasferimento gratuito tenuto conto del patrimonio negativo netto da risanare, impegno di FS a rimuovere tale squilibrio patrimoniale nei termini di legge). Pertanto, il ricorso alla procedura concorsuale appare per quel che è: una unilaterale decisione di FSI che forse per disattenzione, sciatteria o altro, i dirigenti ministeriali, fanno passare senza colpo ferire. Siamo davvero curiosi di sentire la testimonianza a processo di Di Giambattista dalla cui, vogliamo chiamarla disattenzione? FS ha potuto chiedere e purtroppo ottenere, lo stato di insolvenza di FSE, e di conseguenza la falcidia dei debiti sociali oltre alle tante disavventure giudiziarie degli imputati che si stanno però difendendo con le unghie e coi denti, non ultima la causa di alcuni legali in discussione presso il tribunale civile a fine mese. Ma forse, gli inquirenti potrebbero, se già non lo stanno facendo, verificare se in tutto ciò, i comportamenti dei vari soggetti interessati, ministero, Viero, amministratori di FSI, Deloitte, KMPG, siano stati corretto e rispettosi degli accordi e delle norme in vigore, o se invece le conseguenze della inosservanza del decreto-legge Delrio, abbia causato ingenti danni al ceto creditizio e nel contempo garantirà a FS grossi utili di bilancio.

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