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Il piano segreto delle Ferrovie dello Stato e il falso fallimento.

Tutte le azioni compiute da Viero, all’atto pratico, si sono rivelate non solo dannose per la società, ma anche enormemente dispendiose e contrarie alla corretta gestione.

Ricorderete di quando, proprio da queste pagine, abbiamo raccontato le prodezze della triade commissariale (di cui uno era proprio quello che aveva sempre partecipato all’approvazione dei bilanci di Sudest) che tanti danni ha fatto alla qualità, serenità e sicurezza del trasporto dei nostri studenti e pendolari. La riprova sta proprio nel rinvio a giudizio di Mentasti che, appena arrivato al timone di FSE, fu indagato e qualche giorno fa processato, per interruzione di pubblico servizio.

Fortunatamente per lui è andata bene ed è stato anche scagionato dal grave incidente di Galugnano capitato a seguito di una errata manovra del conduttore del treno che non era stato istruito da Viero ai comandi delle littorine prese a noleggio da FS. Per quell’incidente a processo non andrà però Viero ma il tecnico di FSE, Albanese, responsabile della movimentazione dei mezzi e del reparto manutenzione.

Ricorderete che Viero quando venne chiamato dall’amico Delrio a mettere il naso nei bilanci di FSE (che non ha mai letto…) invece di recuperare i crediti milionari attestati a bilancio e certificati sia dal collegio sindacale che dal Ministero, se ne sbarazzò. Di conseguenza stornando dal bilancio crediti per oltre cento milioni di euro, la posizione finanziaria netta di FSE è peggiorata al punto che la Procura ne chiese addirittura il fallimento. Ma ecco da Varese, arrivare Mentasti dirigente di FS che, appena insediatosi, porta i libri in tribunale e inizia proprio per questo fatto, a litigare con Viero che aveva sostenuto in tutte le sedi, che FSE si trovasse in bonis. E in effetti FSE va in crisi solo quando gli ingenti crediti vengono spazzati via.

Ricorderete anche il parere positivo della Antitrust che fu notificato il 17 novembre 2016 e soprattutto la delibera, che allo stato restata lettera morta, con cui Ferrovie dello Stato si impegnava ad acquisire la Sud Est accollandosi integralmente lo squilibrio finanziario.

Ricorderete che nell’atto di cessione non si faceva cenno alla debitoria di FSE ma si parlava genericamente di squilibrio finanziario, e questo perché la Deloitte aveva contestato i conti senza neanche un atto di ricognizione dei crediti presso la Regione e il MIT e pare anche evidente che la necessità di liquidità, fosse stata stimata dai tecnici del Ministero in soli 70 milioni quelli che sono stati per l’appunto erogati dal MIT a FSE.

Le Ferrovie dello Stato avrebbero insomma, per gli impegni presi con il ministero, dovuto farsi carico di pagare tutti i debiti pregressi, in attesa di riscuotere i crediti iscritti anche in bilancio, ed il non averlo fatto li rende inadempienti al contratto stipulato. Quindi di quale fallimento si parla se FSE era in perfetto equilibrio finanziario e i crediti pareggiavano abbondantemente i debiti?

Il problema aveva dunque a che fare solo con la carenza di liquidità dovuta ai mancati incassi dalla Regione in primis e dal MIT. I crediti non contabilizzati da Viero & soci, sono, e fin dall’inizio, il mezzo che prima porterà FSE allo scandalo, e poi alla cessione di Sud Est e (ormai è chiaro) all’arricchimento illecito di FS che si è presa l’azienda di trasporto senza mettere un solo euro e non pagando i creditori. L’obiettivo della Procura a ben vedere era fin dall’inizio quello di perseguire coloro che, secondo i pm, avrebbero dissipato e distratto somme di danaro. Nessuno ha però pensato di indagare Viero e la sua decisione di azzerare quei crediti offrendo così una errata rappresentazione contabile di FSE. Forse perché Viero e i suoi farneticanti esposti alla Procura, erano molto utili alla indagine. Strano perché tra l’altro Viero non godeva affatto di fama di manager specchiato ed irreprensibile. In effetti Viero, evitando l’azione di recupero dei crediti (certi) ha creato uno squilibrio finanziario tale da richiedere l’attivazione di nuove linee di credito. I debiti nei confronti dei fornitori aumentavano giorno dopo giorno, mentre veniva pagata solo la banca che era preferita rispetto ai tanti fornitori che da tempo aspettavano di essere pagati.

A ben vedere si può ipotizzare che i guai economici per FSE siano iniziati proprio con la gestione Viero, che ha creato le condizioni ideali affinché FS portasse i libri in tribunale, con l’azzeramento dei crediti, il mancato pagamento dei fornitori e l’azzeramento dei servizi ferroviari e bus per mancanza di manutenzione dei mezzi rotabili, unica eccezione la banca che ha riscosso i crediti vantati nel 2016 ed oltre. Pertanto, come si poteva garantire il servizio dei bus e dei treni se i fornitori non venivano pagati? Ma la ciliegina sulla torta del periodo dei professori alle Sud Est è oggi ben rappresentata dal cimitero dei treni di Mungivacca e di Bari. Là dove giacciono decine di treni sui quali Viero, che è da sempre più interessato alla forma che alla sostanza, volle attivare – per il tramite dell’ineffabile ed insostituibile Albanese, il tecnico di massima fiducia dalle cui labbra Viero pendeva – un costosissimo restyling dei treni, ad uso e consumo pubblicitario del lavoro svolto, ma prontamente, subito dopo l’effetto pubblicitario, abbandonati sui piazzali. Una nuova livrea rossa e interni rinnovati con sedili in pelle e pavimenti in resina ed ecco le “due piani” travestite a nuovo solo per darla a bere ai giornalisti che spesso avevano malignato sulle sue capacità taumaturgiche. Ed ecco anche le binate, quelle littorine Fiat 1900 anni 60 cui il nostro Viero fece eseguire il costoso revamping applicando anche qui la diversa livrea rossa e nuovi interni. Stessa sorte avrebbe seguito il resto della flotta se i fornitori gli avessero fatto ancora credito. Ma quando si sono resi conto che i pagamenti promessi da lui e dal commissario Mautone erano solo bugie, a quel punto il castello di carte e false promesse crollò. Tutti questi soldi spesi (a carico dei fornitori), in altro contesto, sarebbero stati giudicati una truffa a carico dei fornitori e di sicuro vi sarebbe stato un dossier aperto sul tavolo della Procura intestato a Viero che sapeva benissimo che stava indebitando l’azienda a fronte di un servizio scandaloso e pessimo. Ma così facendo sarebbe caduto il teste principale e la Procura non avrebbe potuto perseguire il vecchio management ed FS non sarebbe di certo riuscita a prendersi gratis le Sudest facendo pagare il prezzo alla comunità pugliese. Questa a grosse linee la eterogenesi del fine della azione penale. E Ferrovie dello Stato sentitamente ringrazia. Fino a quando?

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