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Il Secondo Mistero Delle Ferrovie Del Sud Est, La Mancata Rimozione Dello “Squilibrio Patrimoniale”

Siamo, questa volta, nel 2017. Le FSE sono ormai state acquisite da FS, che ha provveduto a nominare una nuova governance aziendale e a sostituire prontamente anche il collegio sindacale. Il quasi prof. Viero da Marostica, già Commissario del ministro Delrio, nominato inizialmente Presidente del nuovo cda, si dimette improvvisamente e lascia la società. Il ruolo di amministratore delegato e direttore generale viene assunto dal dott. Mentasti da Varese, con esperienze nel settore calzaturiero, aeroportuale e sanitario, in orbita leghista Maroniana, dicono le cronache. C’è tra le tante carte di cui gli avvocati di FS hanno inondato il Tribunale, un interessante verbale della riunione del consiglio di amministrazione della nuova società (Viero è nel frattempo andato via), tenutasi in  Roma  il 10 gennaio 2017, redatto dal notaio Castellini, in cui è dato leggere che  l’ad Mentasti, informa il consiglio che occorra «prendere atto dell’intendimento, chiaramente manifestato dal socio FS, di dare corso alla rimozione dello squilibrio patrimoniale della Società nel quadro di una delle procedure disciplinate dalla Legge Fallimentare, quale quella di concordato preventivo, essendo per converso indisponibile a porre in essere -al di fuori di una procedura concorsuale- gli interventi a tale fine necessari in condizioni di continuità imprenditoriale e societaria». Mentasti, a maggior chiarimento, richiama proprio la lettera di Mazzoncini del 22 novembre 2016 (vedi precedente articolo) e la decisione di FS di mettere a disposizione di FSE «unicamente le risorse finanziarie strettamente indispensabili ad assicurare la prosecuzione del servizio pubblico nelle more dell’accesso alla procedura di concordato preventivo» per la quale, aggiunge, sono già in corso «contatti e incontri». Mentasti invita quindi il cda ad esprimersi in merito alla presentazione della domanda di concordato preventivo e tanto avviene anche, si legge, CON IL PARERE FAVOREVOLE DEL COLLEGIO SINDACALE”. Questo riporta, testualmente, il verbale redatto dal notaio. Il collegio sindacale era composto dagli stessi membri in carica sia nella gestione Fiorillo che in quella Viero, vale a dire dalla dott.ssa Maria Elena Raso (Corte dei Conti), presidente, e dai componenti dott. Giancarlo Fontana (MEF) e Regina Lorusso (MIT). Mica “pizza e fichi”. Ma ecco l’intrigo. Ci è capitato di leggere una nota difensiva, datata 28 febbraio 2019, redatta nell’interesse proprio dei membri del collegio sindacale, in cui si fa una ricostruzione del tutto differente di quanto è stato messo a verbale da quel Notaio. In poche parole, il collegio sindacale NON aveva dato parere favorevole all’avvio della procedura concorsuale. Infatti, dopo aver richiamato tutti punti salienti della vicenda relativa al trasferimento della società, è dato leggere negli atti del Tribunale, testualmente: «Il collegio sindacale, in tale assemblea del 10.01.2017, rappresentava il proprio contrasto alla richiesta di ammissione alla procedura concorsuale, dovendosi preliminarmente procedere al ripiano delle esposizioni così come previsto nell’atto di trasferimento ed alla predisposizione di un piano industriale». Cioè prima il ripianamento poi, eventualmente, la richiesta del concordato. Ed ancora, «… se, infatti, il nuovo CdA di FSE avesse richiesto – come dovuto (sic!) – a FSI l’adempimento della sua obbligazione assunta in sede di acquisizione della quota dal MIT, certamente non ci sarebbe stato ‘a monte’ lo squilibrio patrimoniale e di conseguenza lo stato di insolvenza giustificativo della procedura concorsuale. Peraltro, il mancato adempimento dell’obbligazione assunta da parte di FSI di ‘rimuovere lo squilibrio patrimoniale’ viene ad incidere sulla stessa regolarità dell’acquisizione ponendosi contro l’autorizzazione dell’Autorità della Concorrenza e del Mercato che l’aveva concessa proprio in dipendenza della corresponsione di un prezzo pari allo squilibrio patrimoniale individuato in circa 200 milioni di euro». Questa la chiarissima e durissima posizione del Collegio Sindacale. Eppure, nel verbale notarile del 10 gennaio 2017 è riportato che il Collegio abbia espresso favorevole alla domanda di concordato proposta da Mentasti. Incredibile. Ed allora è evidente che qualcosa non quadri e l’ipotesi più facile è quella, ahinoi, dalle conseguenze più gravi: qualcuno non ha detto il vero e data la autorevolezza ed il prestigio dei membri del collegio sindacale, il fatto spaventa e preoccupa. Ciò non di meno, non si può non sottolineare che le affermazioni del (vecchio) Collegio sindacale siano conformi e coerenti ai dettami del Decreto MIT del 4 agosto 2016, a differenza invece della posizione del CdA delle FSE che, dimentico della grave inadempienza, pare proprio non aver rispettato l’impegno all’integrale risanamento patrimoniale della società, con ciò scaricando sul ceto creditizio che il MIT, per tabulas, voleva tutelare. E questa scelta illegittima pesa come un macinio. Ma poi, guarda caso, il Collegio sindacale è stato sostituto e quindi arrivederci e grazie! Sarebbe davvero molto interessante sentire cosa hanno da dire, al riguardo, il dott. Mentasti e gli altri protagonisti di quel cda, che hanno ottenuto il via libera dall’AGCOM, sol perché si sarebbe dovuto sanare FSE con finanza di FS. Ci meraviglia, e non poco, che di questo fatto nessuno abbia ancora pubblicamente parlato, pur essendo stata, quella di FSE, da sempre, una vicenda vivisezionata sistematicamente rappresentando malamente alla pubblica opinione solo alcuni dei tanti personaggi che hanno affollato le cronache dall’anno 2000 in poi, ma che facevano comodo in quanto non politicamente impegnati e protetti, alla strategia perseguita da qualcuno. Quella cioè di prendersi una azienda, un bacino di voti, del valore di 200 milioni di euro a zero (almeno fossero riusciti a sistemarla…). E pur essendo la documentazione di cui vi abbiamo appena dato conto, pubblica, e dunque reperibile negli atti prodotti dalle varie difese (ma che forse qualcuno ha inteso non fare ancora emergere in tutta la sua portata) manifestiamo la nostra perplessità, nel constatare come una situazione del genere non abbia, almeno, finora, ricevuto l’attenzione che merita da parte della magistratura molto attenta ai “soliti noti” ma forse non altrettanto nei riguardi dei poteri forti romani. Un punto su tutti: non si è mai vista una bancarotta nella quale i sindaci non siano stati almeno indagati. Forse gli investigatori non erano a conoscenza di questi aspetti? Aspetti che, di certo, non hanno fatto parte degli esposti presentati da Viero, prima e da Mentasti, poi, o nelle elucubrazioni contabili dell’ineffabile dott. Calvello, il manager Deloitte poi passato grazie al suo exploit, a mega direttore amministrativo della fallenda FSE, anch’egli all’oscuro di tutto? A parte i pettegolezzi sembra proprio che nessuno in FSE sapesse niente. Niente gli amministratori, niente i sindaci, niente il ministero, niente i dirigenti. La sola verità è quella della Deloitte. Ancora una domanda alla quale cerchiamo risposta: perché Mentasti nel luglio del 2017 diede le dimissioni da FSE? E perché poi le ha ritirate? Forse tra breve scopriremo anche questo.

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