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La legge del taglione colpisce Emiliano

Imbarazzo generale a seguito dell’avviso di garanzia che ha colpito il governatore della Puglia grande fustigatore dei costumi.

È di oggi la notizia che il bravo Emiliano, lo sceriffo, il governatore senza macchia e senza paura della Puglia, è indagato per abuso d’ufficio per violazione della legge Severino, in relazione alla nomina, come consigliere nella società pubblica Innovapuglia dell’ex sindaco di Bisceglie, Francesco Spina. E di cosa si occupa Innovapuglia? Di appalti centralizzati. La Procura di Bari ha fatto notificare al governatore Emiliano un avviso di proroga delle indagini con l’ipotesi di abuso d’ufficio: il secondo avviso di garanzia in due mesi. Con il governatore pugliese sarebbero indagati altri soggetti accusati anche di falso. Emiliano si è sempre difeso sostenendo che la scelta dell’ex sindaco di Bisceglie poteva considerarsi legittima in base ad un parere dell’Anac, ma in realtà si tratta semplicemente di un atto di segnalazione al Parlamento in cui l’Autorità anticorruzione chiede di escludere dalla “Severino” alcuni casi, tra cui la nomina in incarichi senza poteri di gestione. Questo suggerimento non è però mai stato recepito. La Procura di Bari dovrà ora esaminare la documentazione acquisita dalla Finanza e stabilire se l’indagine merita di andare avanti o dovrà essere archiviata. Non possiamo che augurare a Emiliano di vedere accolte le sue istanze e che la sua posizione come quella degli altri indagati, venga archiviata confidando nel fatto che Emiliano è – fino a prova contraria – innocente e quindi allo stato non v’è su di lui alcuna ombra. Ombre che invece proprio il nostro caro Emiliano aveva contribuito a creare all’epoca del suo insediamento occupandosi in primis di FSE e dei suoi manager. In una feroce intervista, il nostro caro Emiliano, quello delle cozze pelose, degli assessori inquisiti, delle addette stampa, dei finanziamenti alla Ladisa, del palazzo faraonico e di tante e tante “bagatelle pelose” ebbe a sparare a zero su coloro i quali erano stati indagati, addirittura arrestati, alcuni dei quali senza prove, come poi sentenzierà anche la Cassazione. Il nostro caro Emiliano dicevamo, ebbe così ad esprimersi: «Grazie alla collaborazione tra la Regione Puglia, la nuova gestione di RFI e la Procura della Repubblica di Bari si sta scoperchiando il verminaio della vecchia gestione delle Ferrovie Sud Est». Di quale verminaio il presidente – in aspettativa perenne dalla Magistratura – parlasse non si sa e soprattutto all’epoca dei fatti, nel febbraio del 2018 nessuno poteva sapere. Egli dall’alto scranno che (ancora per poco) ricopre ebbe a dichiarare di «essere grato ai pubblici ministeri per avere finalmente fornito all’opinione pubblica fatti e circostanze che dimostrano che quanto riferito due anni e mezzo fa al ministro Delrio da me personalmente, richiedendo l’immediata sostituzione del vecchio management». Cioè paradossalmente, non solo egli non aveva ottemperato alle sentenze del Consiglio di Stato, perché – come il suo valido partner ed alter ego Giannini aveva candidamente ammesso – non aveva moneta per onorare il debito con FSE, ma addirittura aveva chiesto per i malcapitati l’arresto. La forza propulsiva di un magistrato si vede anche nei casi in cui uno di loro si trovi in aspettativa! Perché come i carabinieri, cari amici, uno resta magistrato per sempre. A vita! Il nostro, poi continuava il suo epitaffio: «Sono grato al ministro Delrio per avere ascoltato e dato seguito alle mie osservazioni dando inizio al risanamento della società attraverso l’intervento di RFI. Prezioso è il ruolo di Renato Mazzoncini e dei suoi collaboratori che stanno portando avanti con trasparenza e determinazione l’istanza di concordato preventivo per poter in questo modo, con la collaborazione della Regione Puglia, pagare i reali creditori della società (ben tremila aziende e professionisti della Regione) individuando invece, con l’insostituibile apporto degli investigatori, quelli che hanno compartecipato dolosamente ad aggravare il dissesto della società». Ebbene non solo FS (non RFI) avrebbe dovuto metter moneta eliminando lo squilibrio finanziario (dovuto in gran parte ai mancati pagamenti da parte della regione) ma anche l’acquisizione di FSE da parte del monopolista sta assumendo sempre più i caratteri di una truffa. Del resto, il tanto evocato Mazzoncini non è forse stato rinviato a giudizio a Perugia, assieme ad altre tre persone, per truffa quando guidava (manco a dirlo) Busitalia? Quindi caro Emiliano, come sempre, un bel tacer non fu mai scritto. Ma Emiliano avrebbe potuto anche evitare di annotare nel suo “de profundis” di FSE che «in questo modo (con l’avvio del concordato preventivo, ndr) stiamo assicurando la continuità del servizio di trasporto (pur tra mille difficoltà derivanti dalle omissioni e dai reati del passato) e dei livelli occupazionali degli incolpevoli lavoratori dell’azienda. Ringrazio in particolare il prezioso lavoro della sezione fallimentare e dei commissari che sotto l’esperta guida del presidente Magaletti stanno tentando ogni strada per tutelare i creditori e al tempo stesso l’interesse pubblico». Ora che Magaletti di cui davvero apprezziamo la serietà e la grande professionalità fosse “ex tunc” profondamente convinto che FSE fosse davvero insolvente non è dato sapere. Certo è che l’arresto di una tale quantità di manager ed imprenditori deve averlo di certo impressionato perché poi alla fine, i giudici sono esseri umani anche loro. Lo abbiamo visto in questi giorni nel caso del CSM e delle serate carbonare nelle quali pare si decidesse e si spartisse il potere quello vero, del nostro Paese. La concione del caro Emiliano poi (finalmente) si concludeva così: «La partecipazione personale all’espressione del voto favorevole al concordato mirava a sottolineare l’attenzione e la gratitudine della Regione Puglia e mia personale verso tutti coloro che stanno riscattando col loro lavoro decenni di ladrocinii che hanno danneggiato l’immagine di una regione laboriosa e onesta. Mi auguro che i responsabili di tali atti abbiano il coraggio civile di collaborare con la Magistratura e potranno riscattarsi e richiedere clemenza». Al netto del fatto che all’epoca della sua orazione, i ladrocinii erano, e ancora sono, ben lungi dall’esser provati, ci attendiamo che anche lui, che è stato attinto da gravi provvedimenti, si dimetta da presidente della Regione in attesa che l’indagine chiarisca la sua posizione. Perché non è giusto chiamare ladri chi non ha ancora definito, e fino al terzo grado di giudizio, la propria posizione. Se alla fine i ladri saranno giudicati innocenti, questi chiederanno ovviamente i danni a Emiliano e alla sua corte. Ovvero Emiliano si difenda da cittadino qualunque, da questa infamante accusa, se possibile senza aiuti esterni graditi o meno, come è stata la fuga di notizie relative alla perquisizione dei suoi uffici c dimostri la sua estraneità ai fatti, peraltro gravissimi, tenendo conto anche della delicatezza della posizione della società Innovapuglia che si occupa di appalti pubblici, e non si erga a giudice e pensi invece ai problemi suoi e della Puglia. Che sono davvero tanti.

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