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La primavera estate del 2013 delle Ferrovie del Sud Est …

Alla luce di quanto è emerso dalle udienze al processo per bancarotta, tentiamo di spiegare ai lettori cosa è successo leggendo la Delibera di G.R. (la n. 1453/2013)

Riceviamo e pubblichiamo


Siamo nella primavera del 2013. Finalmente è stata depositata la sentenza del Consiglio di Stato che ha deciso sul contenzioso tra FSE e Regione PUGLIA, in merito all’adeguamento ISTAT del corrispettivo del contratto di servizio. I giudici dunque riconoscono il diritto di FSE (inutilmente reclamato per quasi dieci anni…) stabilendo che le competono, anno per anno, dal 2001 al 2008, gli incrementi contrattuali legati alla svalutazione monetaria, ma, ed è questo il punto, riconoscendole l’adeguamento anche per gli anni successivi.
Quindi a seguito di sentenza, parrebbe tutto risolto: il credito di FSE è stato giudiziariamente, accertato e tanto conforta in pieno le fondate ragioni, espresse nei bilanci societari, e SEMPRE affermate dal socio unico, il MIT, dall’Amministratore Unico e dal Collegio Sindacale ma che però non verranno tenute in considerazione né da Viero-Deloitte (il primo addirittura compila esposti su esposti, senza manco leggere gli atti) né purtroppo neanche dalla Procura. Come era logico che fosse, i contabili di FSE avevano logicamente elaborato ed aggiornato i conteggi degli importi.
È vero che i contabili di Sud-est avevano anticipato l’esito (scontato) della sentenza adeguando de facto i valori, confortati in ciò dal socio MIT e dal collegio sindacale, che poi i crediti passati e futuri sono diventati automaticamente certi ed esigibili.
Deloitte non tenendo conto della sentenza, ha invece contestato i conteggi e soprattutto la loro rappresentazione contabile a bilancio. L’importo, per differenze ISTAT non corrisposte dalla Regione, calcolate sino al 31.12.2012 ammontavano ad oltre 149milioni di euro.
Non esattamente bruscolini.
Il 30 aprile del 2013 la società notifica alla Regione atto di diffida ad adempiere.
Panico in Regione!
La richiesta di FSE rischia di condurre l’Ente al tracollo e con essa l’amministrazione.
Ma come, si chiederanno i nostri lettori, il credito non era stato riconosciuto solo sino al 2008? Perché allora l’Amministratore ha parametrato a bilancio i crediti oltre tale anno?
La risposta è semplice e non serve un esperto leguleio né tantomeno un “bocconiano” per comprenderla. Certo, il periodo di tempo nel quale non era stato mai applicato alcun indice di rivalutazione del corrispettivo è effettivamente quello che va dal 2001 al 2008, ma per calcolare esattamente l’importo complessivo dovuto, sempre per effetto della famosa sentenza, occorre considerare il credito ottenuto aggiornandolo con gli indici ISTAT a partire dal 2001.
Questo avrebbe dovuto essere il calcolo corretto.
In parole povere, il corrispettivo contrattuale risultante esattamente dovuto per il 2008 non è quello (molto minore) su cui la Regione ha inteso applicare gli indici ISTAT dal 2009 in poi, ma quello (molto maggiore) derivante dall’applicazione degli indici del periodo 2001-2008, prima di allora MAI considerati. Questo “effetto trascinamento” (analogamente a quanto avviene per i canoni locativi aggiornati di anno in anno con gli indici ISTAT) la Regione non lo ha, evidentemente, considerato, ritenendo che la questione si risolvesse solo con una differenza limitata a quel periodo temporale, senza ulteriori strascichi. Questo perché dal 2009 la Regione aveva applicato l’ISTAT, in base alla legge regionale 10/2009 e gli stessi giudici lo avevano riconosciuto in sentenza.
Ma il calcolo della Regione si è rivelato essere errato ed infondatamente ottimistico, e sicuramente, in Assessorato, qualcuno si rimprovera (o rimprovera ai suoi collaboratori) di aver trascurato di leggere i bilanci di FSE degli anni precedenti in cui tutto era chiaramente messo nero su bianco.
Il credito delle Ferrovie del Sud-est , in altri termini, pur se trova titolo nel suo riconoscimento nell’arco temporale 2001-2008, continua ad incrementarsi per effetto del calcolo inflattivo, anche per gli anni successivi, rispetto a quanto invece erogato dalla Regione.
Fatto sta che, se la Regione dovesse ora applicare alla lettera la sentenza, ovvero se finalmente si decidesse a rispettarla, andrebbero per aria i bilanci regionali. Anche perché la vicenda è, ovviamente, seguita con grande attenzione ed interesse dalle altre tre società di trasporto ferroviario operanti in Puglia, che sono pronte a replicare l’azione di FSE, accodandosi all’iniziativa giudiziaria.
Immaginiamo per un attimo cosa può aver pensato l’Assessore ai trasporti ed il Presidente: “accidenti a Fiorillo e alle Sudest” per usare solo un eufemismo…
Ricordo ancora che siamo nella primavera 2013 e che occorra trovare subito una soluzione, meglio se ‘politica’, che sterilizzi l’effetto della sentenza, che salvi dunque la Regione evitando nel contempo che anche le altre tre società ferroviarie perseguano la stessa strada giudiziaria.
Ed è così che deve aver preso, piano piano, forma e contenuto la soluzione ‘politica’ che, necessariamente deve essere passata attraverso i più alti vertici regionali e ministeriali. L’Amministratore Fiorillo viene ‘convinto’ (ricattato?) a non procedere in via esecutiva, con giudizio di ottemperanza (già predisposto dai suoi legali), ma a perseguire invece una strada che, come si suol dire, “salvi capra e cavoli” che si trasformerà per lui, nella classica corda dell’impiccato.
Immaginiamo le lunghe e sfibranti riunioni in sede ministeriale e regionale, l’affannato Assessore, i Direttori del MIT (uno poi lo ritroveremo più avanti), forse addirittura il Gabinetto del Ministro e l’Amministratore ‘convinto’ a non far saltare per aria la giunta regionale…
Chi sa finora ha taciuto…, ligio alla consegna!
Si arriva, così, ad una prima risoluzione.
Siamo ora nell’estate del 2013. Il 2 agosto la Regione adotta la Delibera di G.R. (la n. 1453/2013) in cui sono contenuti alcuni interessantissimi spunti, che se conosciuti e correttamente considerati, forse avrebbero modificato la struttura stessa della accusa di bancarotta, e precisamente:

  • L’assessore afferma espressamente che per far fronte al debito scaturente dalla sentenza a favore di FSE, che ha già notificato la diffida del 30 aprile (quindi sta considerando la richiesta, al 31.12.2012, di oltre 149 milioni di euro) si rischia di violare le disposizioni regionali in tema di patto di stabilità «con conseguenze negative sull’intera comunità pugliese»; tradotto: se si paga il dovuto, la Regione fallisce.
  • L’assessore informa che si sono, conseguentemente, ricercate soluzioni alternative al pagamento, per far fronte alla condanna, e che esse sono state individuate nella «cessione di materiale rotabile di proprietà regionale, già in uso da parte della società Ferrovie Sud Est …» nonché nella «riduzione, a parità di corrispettivo, dei servizi aggiuntivi previsti dal contratto di servizio»; tradotto: Sudest non farà più servizi aggiuntivi gratis, rispetto a quelli del programma di esercizio approvato in contratto.
  • L’assessore informa, infine, che preoccupato dal possibile effetto imitativo che l’azione giudiziaria di FSE sta generando nelle altre società di trasporto regionale pugliesi, si è già attivato con le stesse ottenendo ed acquisendo gli atti di rinuncia a qualunque richiesta di adeguamento dei corrispettivi per l’arco temporale 2001-2008 da Ferrovie del Gargano, Ferrotramviaria e Ferrovie Appulo Lucane. Quello che, però, l’Assessore non dice è con quali argomenti e con quali promesse abbia ottenuto, a scatola chiusa, queste pesanti rinunce (si parla di svariati milioni di euro, cui ciascuna delle tre società avrebbe rinunciato), IN CAMBIO DI COSA?

Attraverso la lettura di questi documenti ufficiali, del tutto obliterati dalla indagine, si riesce, però, a fare quello che fin qui è sempre mancato: illuminare con luce sempre più vivida i tanti angoli bui di questa vicenda e capire cosa abbia combinato la Regione e quali i magheggi, per cercare di evitare, con scarso successo, che FSE finisse a gambe all’aria, pur avendo vinto il giudizio e che prima o poi si scoprisse la verità.
Uno per tutti il passaggio di proprietà dei treni che se intestati a FSE, avrebbero fatto parte dell’attivo di bilancio, equilibrando le perdite accumulate negli anni di mancato adeguamento ISTAT. Cioè a dire che il patrimonio netto della società non sarebbe stato negativo.
Occorre anche dire che se lo scopo fosse stato (solo) quello di “far fuori” Fiorillo, perché appartenente ad ambiente politico non gradito, ci pare che si sia fatto ricorso ad uno strumento enormemente sproporzionato che ha finito con il colpire aziende e ditte pugliesi, del tutto incolpevoli. Evidentemente erano state raggiunte o si stavano consolidando altre, più corpose intese “do ut des” come gli sviluppi successivi di sicuro confermeranno.
Ritorna, però, sempre lo stesso interrogativo che ci assilla da mesi: possibile che nessuno, nelle varie denunzie ed esposti, neppure nella lunga ed articolata attività di indagine, non si sia mai occupato di questa fondamentale delibera dell’avv. Giannini, assessore regionale ai trasporti? Non hanno letto neppure questo documento? O forse è stato tenuto segreto?
Dopo averlo sentito in udienza con le nostre orecchie, non pensiamo certo a Viero, che nulla leggeva e nulla sapeva e che tutto ha scaricato su Calvello, ma pensiamo a chi conoscesse (o avrebbe dovuto conoscere, non solo in azienda, ma anche e soprattutto in Assessorato Regionale) lo stato complessivo della vicenda e che avrebbe potuto e dovuto segnalare i troppi aspetti ignorati e invece, ha taciuto. Ma vabbè, … andiamo avanti.
La Regione in via ufficiale, con la ricordata delibera, denunzia, quindi, di non potere (o volere) onorare il dovuto a Sudest pagando “in moneta”, ma solo trasferendole la proprietà dei treni, esonerandola, per il futuro, dall’effettuare i cd. “servizi aggiuntivi”, fino ad allora effettuati gratuitamente, senza cioè alcun onere per la Regione, ma solo a carico di FSE.
Ma a quanto pare, all’atto pratico, non ha poi neanche proceduto al passaggio di proprietà dei treni e stiamo parlando di quasi 100 milioni di euro di valore.
La Regione, quindi, non solo si era sempre rifiutata di adeguare il corrispettivo contrattuale alla svalutazione monetaria, tanto che è dovuto intervenire il Consiglio di Stato, ma faceva anche effettuare a Sud-est centinaia di migliaia di chilometri di servizi che non pagava!
In più l’Assessore, affermava di aver già ottenuto (senza spiegare attraverso quale negoziato) dalle altre tre società la rinuncia, non sappiamo se preventiva oppure a giudizi in itinere, a condurre la stessa strada di FSE per quanto attiene i crediti da mancato adeguamento per il periodo 2001-2008.
Di questi accordi nulla si sa (né a qualcuno è venuto in mente di informarsi); senonché gli sviluppi successivi che provvederemo a pubblicare nei prossimi giorni, faranno luce su ‘cosa’ ha promesso e poi dato effettivamente in cambio l’Assessore Giannini.
Allora tutto sarà ancora più chiaro, così come sarà evidente che la Regione sia stata, per quanto è dato sapere, pure inadempiente nel realizzare l’accordo che aveva ‘convinto’ l’ex Amministratore ad acquistare la corda con cui si è impiccato.
Ma lo vedremo prossimamente.

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