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LA RICOMPENSA DELL’AVVOCATESSA DELLE FSE

Abbiamo ricordato, qualche giorno fa, della mirabile competenza professionale dell’avvocatessa Rosa Vernoia, dipendente delle Ferrovie del Sud Est, funzionaria del Servizio Contratti che – nella veste di Presidente della commissione di gara, aggiudicò la famosa due diligence alla Deloitte – si esibì in un ammirevole gioco di equilibrismo forse allo scopo di assicurare l’esito desiderato da “qualcuno” dell’affidamento. Maliziosamente abbiamo ricordato della sua vicinanza familiare alle Ferrovie dello Stato, per esserne il marito da tempo dipendente e la figliola invece neoassunta.

Ci fanno, ora, notare, che la benevolenza sia di Viero che della nuova proprietà FS nei riguardi, della così tanto abile avvocatessa, ha consentito e consente il mantenimento di una posizione di ingiustificato privilegio, se non di vera e propria illegittimità, per il sol fatto che la suddetta funzionaria risulta iscritta all’albo degli avvocati di Bari, e precisamente nell’elenco degli avvocati dipendenti da Enti pubblici, e dunque addetti in via esclusiva agli affari legali dei medesimi.

Non siamo certo degli esperti in materia, ma, abbiamo più volte letto, che le FSE non sono affatto un Ente pubblico, bensì una società di diritto privato, così come più volte ribadito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, e quindi, FSE non può istituire o mantenere un proprio ufficio legale interno. Per di più, la signora in questione è un funzionario addetto al Servizio Contratti, nella cui veste ha presieduto la commissione di gara per la due diligence della Deloitte, e non invece un libero professionista fornito del carattere di «sostanziale estraneità rispetto all’apparato amministrativo-burocratico dell’Ente in posizione di indipendenza e autonomia, con esclusione di ogni attività di gestione allo scopo di evitare qualsiasi rischio di condizionamento nell’esercizio della sua attività professionale», come espressamente ribadito dalle decisioni del Consiglio Nazionale Forense.

La conferma della sua incompatibilità è data, peraltro, dal suo organico ed ordinario inserimento nel Servizio Contratti e dalle sue partecipazioni alle commissioni di gara svolte in azienda, che, sulla base di questo rilievo, probabilmente non avrebbero (avuto) tutti i crismi della regolarità.

Davvero molto strano che Viero, pur così attento al rispetto delle regole di diritto e prontissimo a rilevare (solo) talune incompatibilità, non se ne sia mai accorto. Stranamente neanche le FS.

Cosa dobbiamo pensare? È vero che per l’ex professore di Marostica le FSE restano, nel suo personalissimo ed erroneo convincimento, un Ente pubblico, in barba anche alla Cassazione, ma altrettanto non può certo dirsi per le Ferrovie dello Stato SpA che sono state, anni fa, proprio attori del procedimento in cui la Suprema Corte ha statuito, una volta per sempre, la loro natura di società privatistica. Ed allora? Evidentemente (perché a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca) forsanche nel caso dell’avvocatessa Vernoia si è inteso dare una qualche ricompensa, facendo finta di non vedere e di non sapere della condizione di illegittimità in cui l’avvocatessa si trovava e si trova.

A proposito, la data della gara della due diligence è del 5 gennaio 2016; il 27 gennaio 2016 l’avvocatessa viene iscritta nell’albo degli avvocati, evidentemente con l’autorizzazione scritta di Viero. Il grande fustigatore dei costumi. Ma a quanto pare, lui gode di protezioni speciali nonostante il suo passato e talune conversazioni riservate colte dal grande orecchio della Guardia di Finanza.

In Italia non c’è dubbio: le leggi per gli amici si interpretano sempre.

Viva il rispetto della legge nelle FSE!!!

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