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Le Ferrovie del Sud-est erano un gioiello se contrapposte alla’Atac di Roma

In Italia si sa che i trasporti non funzionano perché da un lato il costo del biglietto è troppo basso, e dall’altro perché sono gestiti da inetti. In questo caso ci riferiamo alla giunta capitolina.
Anche ieri un bus della azienda romana di trasporto Atac è andato in fiamme creando ovviamente panico tra i passeggeri e i negozianti del centro.
Non c’è giorno che i romani non debbano essere sottoposti a questo strazio e dopo la figuraccia degli autobus acquistati usati a Tel Aviv e mai entrati in servizio, assistiamo allo scandalo dei 227 bus che si dice siano stati acquistati ma di cui non si vede nemmeno l’ombra.
Un disastro su tutta la linea che va ad assommarsi allo scandalo della “monnezza” che da tempo sta ammorbando la Capitale d’Italia, uno spettacolo indegno e che la dice lunga sulla qualità degli amministratori pubblici. Tutti noi, è bene ricordarlo, con le nostre tasse contribuiamo a sanare il debito record sella Capitale.
Fatti i dovuti distinguo, da ciò che ci par di capire, Ferrovie Sud Est è stata spesso portata ad esempio – da frettolosi e disinformati commentatori, ultimo in termini di tempo il pallido ed extra agitato giornalista di rete 4, Giordano – del malcostume e della incapacità gestionale, quando invece sia i treni che i bus di FSE circolavano e non si sono mai segnalati casi di estremo degrado come invece capita a Roma.
È stato erroneamente detto che la vecchia gestione di Fse non avendo fatto gare ad evidenza pubblica, fosse passibile di procedimenti penali ma non è stata però mai contestata una tal quantità di disservizi , che anzi le multe dalla Regione sono arrivate con la nuova gestione di Ferrovie dello Stato.
La follia dei 5 stelle che in nome di una presunta legalità stanno paralizzando la Capitale dimostra senza dubbio che il cittadino non vale niente venendo sacrificato sull’altare di questi duri e puri, il cui curriculum qualora vi sia, ne dimostra l’inesperienza. Questi tangheri pare siano mossi solo dalla smania di evitare ogni qualsiasi azione che possa in qualche modo far intravvedere il non rispetto di leggi, che se correttamente interpretate, potrebbero al contrario permettere alla Capitale di risorgere.
Ci riferiamo alla trattativa privata che alla fine se ben condotta, potrebbe superare tante pastoie burocratiche, anche perché come ben sappiamo le gare spesso e volentieri sono organizzate tra cartelli di aziende che si spartiscono gli affari.
Per bandire una gara occorrono mesi se non anni, poi una volta attribuito il vincitore, ecco i ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato. Nel mentre gli anni passano e i bus vanno a fuoco.
I 227 bus nuovi comprati con bando di gara pubblica non ci sono, anzi l’azienda che ha vinto l’appalto è in fallimento o quasi. Affidarsi come si è fatto a Roma a mezzi così degradati vuol dire fare correre rischi alla popolazione, gli stessi rischi che la triade commissariale aveva fatto correre ai pendolari pugliesi.
Solo per un caso non v’è stato un incidente dalle conseguenze disastrose.
Ed ora che FS si è resa conto di quanti milioni (si parla di 30 milioni di euro) siano necessari per rimettere in sesto i treni delle FSE, ha deciso di limitare al massimo i trasporti su ferro, e coprire il minimo di fabbisogno con bus e con delle littorine Fiat degli anni 60 vecchie e maleodoranti. Il fatto è che così FS risparmia di eseguire le manutenzioni e guadagna col noleggio di questi mezzi da terzo mondo.
In tutto questo scenario non si capisce cosa stiano facendo i sindacati che non stanno denunciando la cosa e soprattutto la Regione che pare sia appiattita sul modus operandi del monopolista. Del resto ormai il loro obiettivo è stato raggiunto. O almeno lo credono…

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