Prima Pagina Puglia

Le vere ragioni del fallimento di Ferrovie del Sud Est sono ancora sconosciute.

Dopo le tante sentenze di Cassazione e del Riesame, anche il Tribunale di Bari ha deciso che i crediti, non potevano, e forse non dovevano, essere sequestrati nel gennaio del 2018. Le somme in effetti sono (utilitaristicamente) oggetto di contestazione da parte del nuovo proprietario di Ferrovie del Sud Est, FSI, che ovviamente si è ben guardata dal mettere mano al portafoglio contravvenendo in pieno a quanto il Ministero dei Trasporti aveva stabilito – oltre che ben chiarito – anche per mezzo della specifica nota 344 del 17/1/2017 con la quale il Ministero dei Trasporti tranquillizzava la banca BNL di non preoccuparsi del pagamento delle proprie somme. Nella comunicazione a firma del direttore generale del Ministero, si legge infatti che FSI avrebbe dovuto tenere costantemente informato il Ministero di tutte le azioni svolte a garantire la rimozione dello squilibrio patrimoniale. All’inizio delle trattative di cessione, MAI fu fatta ventilare l’opzione da parte di FSE di chiedere il concordato preventivo, proprio non era manco stata prevista: «…considerato che risulta, dai dati forniti dal Commissario, che l’entità del patrimonio netto negativo di Ferrovie del Sud est e servizi automobilistici s.r.l. è pari circa a 200 milioni di euro e che lo stanziamento previsto dall’art. 1 comma 867, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 è di 70 milioni dì euro e che, pertanto, si può ritenere che l’operazione straordinaria di trasferimento della medesima società a Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. sia effettuabile sostanzialmente a condizioni di mercato, purché la stessa S.p.A. si impegni a provvedere nei termini dì legge alla rimozione dello squilibrio patrimoniale della società trasferita». Punto. Nient’altro. Nemmeno il Ministro, che aveva ricevuto le carte dal commissario Viero, avrebbe potuto immaginare che il suo decreto sarebbe stato stravolto, anche perché proprio Viero in una lunga e dettagliata relazione alla Procura della Repubblica, aveva sostenuto che FSE non fosse affatto decotta: «gli effetti positivi dell’intervento straordinario dello Stato per il tramite della gestione Commissariale ex lege emergono, altresì in tutta evidenza dall’esame del rendiconto finanziario di periodo 1° gennaio 2016/30 giugno 2016. Sulla base delle considerazioni svolte, è quindi evidente che una dichiarazione di fallimento risulterebbe in netto contrasto con gli interessi dei creditori di FSE e, in particolare, dei fornitori locali utilizzati per l’attività corrente della Società.». Chi ha mentito? Ha forse mentito Viero sostenendo che FSE fosse miracolosamente risorta dalle ceneri allungando così l’agonia in danno dei tanti creditori non portando subito i libri in tribunale? Hanno mentito i sindaci approvando decine e decine di bilanci e relazioni periodiche? O ha invece mentito l’acquirente FSI che ha rappresentato invece tutta un’altra storia? Fatto sta che poi la classica “manina”, all’ultimo momento, aveva inserito la pillola avvelenata nella lettera di intenti di FSI a fine novembre 2016 (dopo cioè che i veri potenziali acquirenti “a mercato” di FSE erano stati messi nella condizione di non nuocere), contravvenendo palesemente ai dettami del decreto del ministro dell’agosto 2016, di procedere cioè «alla rimozione dello squilibrio patrimoniale di FSE ed alla predisposizione del piano industriale di rilancio di FSE di cui all’art. 2, comma 5 del medesimo Decreto». Invece FSI, come per magia, ha operato unilateralmente, scavalcando anche le prescrizioni e dettami del Ministero, ricorrendo ad una delle procedure di ristrutturazione dei debiti di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, procedura non prevista nei patti e condizioni di affidamento di FSE a FSI. Poi si sa come è andata a finire. Viero che fino al giorno prima si era opposto a una tal soluzione che avrebbe (come poi è successo veramente), paralizzato l’attività sociale di FSE, è stato cacciato (promoveatur ut amoveatur) e sostituito da Mentasti, il quale, portò i libri in tribunale ignorando il parere del collegio sindacale dell’epoca (anche questo sostituito…) che aveva indicato che FSE dovesse richiedere prontamente a FSI, a fronte della cessione gratuita, di pagare tutti i debiti pregressi. Quindi alla fine chi ha eliminato lo squilibrio non è stata, come prescritto dal decreto-legge, Ferrovie dello Stato, ma i tanti creditori, tra i quali vi sono appunto anche quelli, che oggi hanno ottenuto i dissequestri. Ora tutti ci chiediamo, perché mai sono state cedute le FSE in questo modo, invece che porle a gara e con il ricavato ripianare lo squilibrio economico (…se c’era davvero)??
E perché le FSI una volta rilevate le FSE, hanno contravvenuto a quanto disposto dal decreto del Ministro Delrio ed hanno chiesto il concordato preventivo, facendo ricadere buona parte dello squilibrio economico sui creditori?
E chi ha stabilito che lo squilibrio economico fosse davvero di 130 milioni? E se la difesa a processo, scoprisse l’attualità di quei crediti, come noi crediamo, e se quindi la Regione e il Ministero fossero chiamati alla ripetizione delle somme, a chi spetterebbero? A FSI o ai creditori danneggiati?
Noi sul punto non abbiamo mai avuto dubbi, e a quanto pare tra i nostri lettori ci si interroga sulla opportunità o meno di aver affidato le FSE alle Ferrovie dello Strato, considerando che, contravvenendo a tutte le promesse e garanzie date, hanno:

  • predisposto il tutto per far pagare lo squilibrio economico ai creditori;
  • chiesto il concordato preventivo in spregio ai dettami del Ministero che aveva previsto, nella cessione di FSE, che FSI pagasse tutti i fornitori ed i debiti;
  • peggiorato enormemente il servizio passeggeri considerando anche che si stanno utilizzando, vecchi catorci museali, decine di littorine “d’oro” degli anni 50/60, presi a noleggio a da Trenitalia, a costi di nolo che qualcuno dovrebbe prima o poi valutare;
  • acquistato tanti bus usati e anche qualcuno nuovo, che però non riescono a soddisfare il servizio richiesto, creando un enorme disservizio ai pendolari pugliesi, specie nel Salento, vista e considerata l’attuale rivolta dei sindaci;
  • i passaggi continuano in talune zone a restare aperti al passaggio dei treni;
  • hanno interrotto la circolazione dei treni su linee fondamentali e remunerative di FSE, con l’avallo ovvero con la compiacenza della Regione;
  • hanno dimenticato (sic!) di chiedere la proroga del contratto di servizio fino al 2027, come invece hanno fatto e ottenuto le altre ferrovie locali.
    Ma forse hanno scientemente programmato che al 2021 le FSE scompaiano, spezzettate nel gruppo Ferrovie dello Stato…

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