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Lettera ad un collega

Abbiamo ricevuto oggi una diffida da parte del giornalista Scagliarini della Gazzetta del Mezzogiorno, che a quanto pare si è risentito di quanto riportato nel nostro articolo del 28 maggio 2019 dal titolo ‘Ferrovie del Sud Est: le orecchie da mercante della Regione’. Ci spiace che il bravo giornalista si sia risentito, perché l’oggetto dell’articolo non era di certo lui né il suo lavoro, ma altri personaggi.

Il fatto è che abbiamo avuto accesso a documenti dei quali la Gazzetta non ha mai parlato. Ci riferiamo in particolare alla nota del collegio sindacale delle FSE del febbraio 2019 nella quale il suo Presidente esprimeva molti e circonstanziati dubbi circa la modalità di cessione dell’azienda a FS e anche alla nota della Regione, assessorato ai trasporti, dalla quale si rileva che non vi fossero denari (moneta) per saldare il debito con Sud Est, da cui poi la débâcle e tutto il resto, con conseguenze terribili per chi vi si era trovato invischiato. Persone che erano state attinte da provvedimenti molto gravi e delle quali la Gazzetta e Scagliarini in particolare, si era lungamente occupato assieme al collega Longo. Persone, gli indagati, definite ante processo, faccendieri, cricca e tangentari. Non mi pare che per questo Scagliarini sia stato ancora denunciato. Allora perché diffidarci?

Come mai Scagliarini non ha inteso approfondire questi aspetti? Questo ci siamo semplicemente chiesti in redazione. Dovevamo tacere?

Scagliarini si è anche lamentato di uno scatto col telefonino, catturato durante la presentazione del suo ‘instant book’ insieme al ministro Delrio. Al netto della foto brutta e sfocata (… di questo sì Scagliarini ha ragione a dolersi) a noi pare che anche lui, in qualche occasione, col suo telefonino, abbia ripreso taluni personaggi in sede di udienza penale, cosa che ci pare non sia né possibile né corretta. Ma tant’è.

Nella sua lettera Scagliarini parla di una nostra «malafede nel distorcere i fatti», quando a ben vedere, siamo solo meri interpreti di quanto pubblicato non solo da lui, ma da tutti quelli (tutti) che si sono via via occupati dell’affare Sud Est.

Non crediamo che dare una interpretazione di ciò che leggiamo sui giornali, sia ancora reato in Italia, e soprattutto stupisce che la lamentela venga proprio da chi da anni sta facendo una campagna per estendere a 360° la libertà di stampa.

Egli si duole poi di una frase utilizzata nell’articolo laddove si dice che la sua inchiesta (perché quella che lui ha fatto è una lunga e approfondita inchiesta giornalistica di cui è ovvio si assuma la paternità e la responsabilità) «è stata molto utile a qualcuno».

È invece a parer nostro, che il suo lavoro sia stato molto utile a defenestrare Fiorillo. Poi se lui sia in buona fede, o no, non sappiamo. Ognuno di noi farà i conti con la propria coscienza. Sul punto è però interessante notare quanto il Presidente Emiliano in un tweet aveva scritto di lui: «Il perfido Scagliarini, incaricato chissà da chi di perseguitare il sindaco di Bari, scrive sciocchezze come sempre accade a chi DEVE scrivere a tesi precostuite». Questo solo per dire che anche Emiliano, aveva trovato da dire sul lavoro del giornalista.

Noi siamo quelli dell’Altra verità, quella che non viene strillata sulle prime pagine dei giornali dai quali attingiamo le fonti, cercando di offrire ai pochi lettori, una visione differente dai cliché. Quando ci siamo fin da subito posti dei dubbi circa le modalità secondo noi strane, del fallimento di una azienda alla quale sono stati spazzati via crediti milionari di provenienza ministeriale e soprattutto regionali che se pagati, avrebbero mandato a gambe all’aria il sistema di governo pugliese, abbiamo iniziato a chiedere in giro. Ottenendo risposte. Sarà poi solo la Magistratura a dire come si siano svolti i fatti e a giudicare le singole responsabilità degli imputati. Noi non abbiamo parlato di poteri occulti a proposito del dott. Scagliarini, ma ci siamo solo posti la domanda del perché mai la Gazzetta del Mezzogiorno non pubblicasse più notizie circa il disastroso servizio di trasporto, in atto da quasi quattro anni, con la stessa forza e virulenza, con cui parlava di Fiorillo. Certamente il quotidiano non poteva ignorare l’attuale caos dei trasporti, le multe milionarie, e le richieste di danni da 30 e passa milioni, ma gli articoli in termini numerici, sono, sempre secondo noi, molto pochi rispetto a prima. Il fatto che i nostri articoli siano poi giudicati beceri dal giornalista, forse dipende dal fatto che nella nostra redazione non vi siano dei Montanelli o dei Biagi. E non certo perché ce l’abbiamo col collega avendo peraltro conosciuto ed apprezzato storicamente anche il suo papà. Facciamo quello che possiamo coi mezzi che abbiamo, che sono davvero estremamente limitati. Ma non era nostra intenzione processare Scagliarini, o parlare male di un collega, ma solo accendere un faro laddove ci pare ci sia troppo buio, in una storia dai contorni ancora tutti da scrivere.

La redazione

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