Infrastrutture

L’Italia delle infrastrutture (mancate) dal Nord al Sud

Nell’estate 2017 la Procura di Milano chiese il fallimento della autostrada Pedemontana, dopo aver già avviato un’inchiesta per falso in bilancio e un’altra per corruzione. Alla società Pedemontana, che a quanto risulta ha speso 1.450 milioni per realizzare solo 20 chilometri di linea, definita dai 5 stelle “la madre di tutte le fregature”, veniva contestato uno squilibrio finanziario, almeno dal 2012, per un eccessivo indebitamento nei confronti degli istituti di credito e dei fornitori, che rappresentava circa il 71% del totale. Inoltre, la procura intravedeva anche il rischio di un danno erariale. Per un … caso del destino, ora il presidente della Pedemontana è Andrea Mentasti, già amministratore delegato di Ferrovie del Sud Est fino al 2018 che, a quanto pare, si sta specializzando in aziende problematiche. Diremo che Mentasti l’inviato speciale dal gruppo politico che governa la Lombardia. Anche per FSE, fu richiesto il danno erariale, ma inutilmente, per effetto del provvedimento della Cassazione a sezioni unite. Però poi nel caso di FSE, è stato invece ottenuto, e proprio da Mentasti, il concordato preventivo, con lo scopo ormai evidente di non pagare i creditori. La vicenda giudiziale è tuttora in corso, dove man mano il processo va avanti, emerge che Ferrovie dello Stato avrebbe rilevato FSE non ottemperando a quanto previsto dal decreto del ministro Delrio relativamente al trasferimento di proprietà, che era poi quello di rimuovere lo squilibrio patrimoniale e predisporre il piano industriale. Quindi, FS si è presa, gratuitamente, le quote di FSE addossando ai creditori il costo dell’operazione. Ricordiamo che il passaggio gratuito della società FSE alle Ferrovie dello Stato era stato fortemente voluto dal Ministero dei Trasporti e proprio per evitare il ricorso alla gara e alla selezione di eventuali acquirenti, il cui iter avrebbe impiegato molto tempo, allo scopo di tutelare il ‘ceto creditizio’ eliminando fin da subito l’eventuale squilibrio patrimoniale. Ed invece è avvenuto esattamente il contrario. Forse, nel complice silenzio di tanti, le FS non hanno tutelato i creditori chiedendo immediatamente il concordato preventivo. Perché ciò è successo dal momento che nel decreto del ministro si legge che «considerate le capacità economiche di FS» non ci sarebbero stati problemi ad effettuare il passaggio di consegne? Ma la cosa più incredibile di questa strategia perseguita da FS, tutta ancora da indagare, è che queste imponenti svalutazioni killer eseguite dai neoassunti contabili di FSE (che hanno di fatto in tal modo “giustificato” la decozione di FSE da cui la richiesta di Concordato ratificata dal cda di cui Mentasti faceva parte, ma non dai sindaci) è che gli avvocati d’oro e d’argento di FS, hanno iniziato tutta una serie di azioni legali contro la Regione, per riottenere le somme decertificate dalla Deloitte nella sua due diligence, (ricordiamo ai lettori che parliamo degli importi stralciati e dunque utili all’ottenimento del concordato preventivo). Ma la Regione, a fronte di tali richieste, lamenta che la nuova FSE abbia affidato incarichi ad aziende amiche (ad esempio Italferr) senza gara, che quindi non potrà rendicontare. Insomma, con una mano si iscrivono a bilancio le perdite, e con l’altra, dopo il concordato, si iscrivono plusvalenze milionarie realizzatisi sulla pelle dei creditori e si cerca anche di incassare quei finanziamenti che erano stati già assentiti all’ex amministratore Fiorillo, realizzando per il bilancio 2018 un attivo. In conclusione, per come abbiamo capito noi, prima, si defalcano dal bilancio somme giustamente spettanti a FSE ad opera di Viero, poi Mentasti chiede il concordato preventivo e dulcis in fundo, si avvia anche il processo a Fiorillo e altri. Dopodiché si dipanano stringenti azioni legali per richiedere (alla Regione e Ministero) somme che però erano state stralciate dal bilancio, perché come ha dichiarato Mentasti ieri in Tribunale, il gruppo FSI deve pur tutelare i propri interessi e non ci può perdere. Come dire che a “ca nisciun è fess”! E infatti si pagano i debiti concordatari con quanto stornato ai tanti creditori e quindi il bilancio ritorna in attivo, a spese appunto, di chi ha lavorato e fornito prestazioni. Un vero capolavoro. Tornando alla Pedemontana, speriamo che le cose là vadano meglio, anche se dobbiamo registrare che a suo tempo è stata una offerta pubblica, per capire quali grandi gruppi italiani e europei potevano essere interessati a partecipare alla costruzione del secondo lotto ma a quanto pare i fondi, se mai arriveranno, saranno statali. Forse questa volta Mentasti sarà obbligato dal CIPE a scriverlo, quel piano industriale… Ciò che non fece all’epoca dell’acquisizione di Ferrovie del Sud Est grazie ai soliti giochetti di palazzo.

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