Attualità Cronaca

Mega truffa telefonica: trasferisce 3,6 milioni a una falsa poliziotta. Vittima è una anziana donna che per mesi ha ricevuto almeno una telefonata al giorno da parte della sconosciuta che la invitava a mettere in salvo i suoi risparmi.

Il fatto è accaduto in Svizzera. Una anziana donna del canton Zurigo è rimasta vittima di una truffa telefonica ed ha trasferito nel giro di cinque mesi 3,6 milioni di franchi sui conti di una falsa poliziotta e dei suoi complici. Tutto è iniziato lo scorso mese di novembre, quando la donna ha ricevuto la chiamata di una sconosciuta che sosteneva di essere una agente di polizia, scrivono oggi in una nota congiunta la polizia cantonale e il Ministero pubblico zurighesi. La falsa poliziotta le ha fatto credere che dei malintenzionati volevano impossessarsi dei suoi risparmi. Per mesi la vittima del raggiro ha ricevuto almeno una telefonata al giorno da parte della sconosciuta che la invitava a mettere in salvo i suoi averi, trasferendoli su altri conti, ma di non raccontare nulla a nessuno. Gli autori del raggiro – si legge nella nota – sono riusciti col tempo a costruire in modo subdolo un rapporto di empatia con la loro vittima e ad esercitare su di lei una pressione psicologica. Se non è un record, poco ci manca evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”.  Questa storia ha riportano alla ribalta le truffe agli anziani via telefono che rappresentano il nuovo affare, redditizio, della criminalità comune.  Nessuno può dirsi al sicuro da questo genere di truffe e non è sempre vero che le vittime siano solo ed esclusivamente persone anziane. Di solito però è proprio a loro che si rivolgono i truffatori. Sono più deboli e hanno l’entrata sicura di almeno una pensioncina, per quanto povera. Le telefonate arrivano sempre ai numeri fissi e quasi mai sui cellulari. Per non cadere nella trappola dei predoni della cornetta occorre ricordare ai propri parenti, specialmente ai più anziani, che nessuno ha l’obbligo di consegnare denaro a chiunque.

Lecce, 26 giugno 2019

Giovanni D’AGATA

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