Politica

Per l’Italia sarà molto difficile evitare la procedura di infrazione

Conte, a Bruxelles per il Consiglio europeo, ha avuto un folto numero di colloqui e ha trovato i partner aperti al dialogo sulle nomine ma, sulla procedura per disavanzo eccessivo, le speranze di ammorbidirli si sono infrante quasi subito. Occorre un “vero miracolo”, dicono a Palazzo Chigi

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivato nel primo pomeriggio al Consiglio europeo con la convinzione che la partita sulla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti dell’Italia fosse più che mai aperta. Ma ora i segnali non sono affatto incoraggianti. Anzi a palazzo Chigi, secondo quanto si apprende, c’è un vero e proprio allarme. Del resto una fonte comunitaria non nasconde come in questo momento il nostro Paese sia in una condizione difficile. “Al momento viene considerata al pari della Gran Bretagna”, azzardano le stesse fonti.

In realtà il premier sta tessendo la sua tela: a Malta ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, oggi a Bruxelles ha avuto uno scambio di battute con i presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, ha visto i capi del governo di Grecia e Olanda, Alexis Tsipras e Mark Rutte. E soprattutto ha avuto un colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel: si è parlato soprattutto di nomine Ue, della possibilità che Roma possa avere un commissario con il portafoglio economico. I tempi sono prematuri, ma la Cancelliera avrebbe fatto delle aperture all’interno di un discorso complessivo e in ogni caso condiviso il metodo dei negoziati: il capo dell’esecutivo, pur non facendo parte dei gruppi politici che partecipano alle trattative, verrà informato, l’Italia – anche in qualità di paese fondatore della Ue – non verrà messa nell’angolo.

Ma sul tema della procedura di infrazione per disavanzo eccessivo l’ottimismo è stato cancellato in poco tempo, non sono stati pochi i Capi di Stato e di governo che hanno avvertito il premier sul rischio che corre il nostro Paese. E così il premier ha scosso la testa a chi gli ha chiesto se la Commissione Ue possa ammorbidire la sua posizione. Anzi il convincimento è che andrà avanti, che non si fermerà, che la Commissione uscente possa imporre all’Italia la linea del rigore. “Non hanno nulla da perdere, diverso se a trattare fossero i nuovi vertici Ue”, il ‘lietmotiv’.

Il timore quindi è che l’iter della procedura non possa affatto fermarsi. Non basta quindi l’aggiornamento di bilancio che verrà completato con il Consiglio dei ministri di mercoledì. Non basta il ‘tesoretto’ dei cinque miliardi: due già congelati nella legge di bilancio, tre derivanti dai risparmi di reddito di cittadinanza e Quota cento. Dovranno essere il ministro Giovanni Tria e i tecnici del Mef a cercare una soluzione ma il problema – questo il ragionamento a palazzo Chigi – è che i margini politici non ci sono. Perché sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio non intendono abbassare la guardia. Le misure bandiere non si toccano.

Il messaggio di Conte è che non bisogna sottovalutare i rischi della procedura di infrazione, sarebbe un danno vero per l’Italia. Ma non è tanto un messaggio rivolto ai vicepremier. E’ invece – viene fatto osservare – la reale fotografia di come la lettera inviata da Roma sia stata accolta con freddezza.

Al momento non c’e’ un ‘piano B’, l’ipotesi della manovra correttiva non viene presa in considerazione. Ma nella sede del governo c’è la consapevolezza che occorra “un vero e proprio miracolo”. Che l’impresa sia molto più ardua, rispetto alla partita giocata con l’Europa sulla legge di bilancio. Il presidente del Consiglio farà leva sui rapporti con Macron e Merkel e degli altri partner europei, legherà il tema della procedura di infrazione alle nomine Ue. Con un faro sulla Bce, perché il nostro Paese – questo il ragionamento – non si può permettere che un ‘rigorista’ venga scelto per il dopo-Draghi.

In ogni caso Conte ha ribadito che l’Italia intende rispettare le procedure e allo stesso tempo sottolineare che con la nuova legislatura bisogna impostare un dialogo per modificare le regole. Ma il commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici, e gli altri attori coinvolti nella mediazione con Roma sui conti pubblici per ora non ritengono che il governo sia riuscito a cambiare le carte in tavolo.

Fonte: agi.it

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