Attualità Politica Puglia

Perché Ama non è fallita mentre Ferrovie Sud Est sì?

Abbiamo recentemente scritto a proposito delle analogie tra il caso Ferrovie del Sud Est e la Ama Servizi Ambientali di Roma. Approfondendo il tema, abbiamo scoperto qualcosa che può in effetti far pensare ad un diverso trattamento nei riguardi delle due società di servizi. Errore o calcolo? Ama Servizi Ambientali, controllata dal Comune di Roma, fu salvata per miracolo dal fallimento che avrebbe dato il via all’inchiesta penale con il rischio di veder indagati svariati dirigenti, tutti di nomina politica. Infatti, mentre Ama giaceva sotto cumuli di crediti svalutati, accadde un fatto insolito negli uffici giudiziari. All’indomani dell’apertura dell’inchiesta, in Procura i creditori facevano la coda per cancellare il proprio nome dalla lista dei querelanti nonostante la contabilità della municipalizzata evidenziasse lo stato di crisi e in presenza di una perdita di circa 12 milioni di euro. L’allarme della crisi era stato inascoltato da tutti, anche dai vertici aziendali che, forse, pensavano di rimediare recuperando i crediti vantati nei confronti dei municipi dell’hinterland. Una sopravvalutazione perché – come il collegio sindacale evidenziava ad aprile 2011 – fra lavori inesistenti o mai formalizzati c’erano ben pochi riscontri su crediti e debiti aziendali, e «preoccupazione in ordine alla continuità aziendale e alla durata presumibilmente eccessiva della fase liquidatoria». In Ama gli anni dal 2010 al 2015 sono stati caratterizzati – secondo il collegio sindacale – da ulteriori sprechi, omissioni e trascuratezza manageriale. Il Corriere della Sera ricorda che nel 2012, la «Deloitte» fu incaricata di revisionare i conti della Ama Servizi Ambientali. Benché il contratto prevedesse il «supporto di due figure professionali» ci si accontentò di una sola: un giovane laureando (senza titolo dunque) per i cui servigi furono poi girati 180 mila euro alla «Deloitte». E fu così che misteriosamente il crac dichiarato inizialmente dai giudici, fu poi revocato nonostante gli sprechi evidenziati dal collegio dei revisori che all’epoca denunciò (sic!) anche l’incarico di revisione dei conti affidato a un semplice diplomato della consulente Deloitte (fonte Corriere della Sera). Nel caso delle Ferrovie del Sud Est, i revisori e il collegio sindacale avevano invece sempre approvato i bilanci e a differenza di Ama, avevano confermato i crediti (milionari) nei confronti della Regione Puglia e del Ministero dei Trasporti (uno dei sindaci era addirittura un dirigente dello stesso ministero…). Crediti, a fronte dei quali, l’assessore Giannini aveva proposto in compensazione la cessione di 27 treni perché la Regione non aveva “moneta”. Allora ci chiediamo del perché mai il Tribunale di Bari abbia voluto condannare al fallimento le Ferrovie del Sud Est solo sulla base – ormai è chiaro a tutti – della relazione della Deloitte. E del perché mai il collegio sindacale di FSE non sia a processo. Questo fatto a ben vedere è la cosa più strana, perché i sindaci avrebbero potuto spiegare ai Giudici la vicenda. Forse con questo escamotage sono stati silenziati in cambio del non rinvio a giudizio. A ben vedere, rispetto alle Ferrovie del Sud Est, la situazione di Ama era definitivamente compromessa già nel 2010 eppure non è fallita. Nessun dirigente indagato! Incredibile. Eppure, è così. Il ruolo avuto dalla Deloitte nel caso di Ferrovie del Sud Est, ed in particolare quello del suo dirigente Calvello, dovrà per forza emergere nei prossimi dibattimenti sotto le pressanti domande delle difese. Così come dovrà emergere il perché il commissario governativo Viero abbia scaricato sulla Deloitte tutta la responsabilità, quasi volesse prendere le distanze dal fallimento di FSE sol dicendo che lui le carte non le aveva neanche lette! Quelle stesse carte che Porcelli – subentrato al direttore amministrativo Maggiore nel 2011, e che aveva fin dall’agosto del 2007 la delega della corretta redazione del bilancio – aveva fornito alla Deloitte (comprese … le note spese dei thè consumati da Fiorillo). Anche questo piccolo fatto che sembra insignificante, rivela al contrario la volontà da parte di qualcuno di discolparsi, di sviare l’attenzione della opinione pubblica dalle oggettive responsabilità della Regione, di chi l’ha assecondata, e di chi l’ha governata per troppi anni. Anche Viero, che occorre dire, si era sempre opposto alla “soluzione finale” di Ferrovie del Sud Est, era inciampato a suo tempo nella Corte dei conti per presunte spese conviviali per 3.388 euro di cui a quanto pare non aveva fornito spiegazione esauriente. Per non parlare poi di quando sempre Viero, fu citato in giudizio per un’ipotesi di danno erariale derivante da un incarico conferito alla società Ambrosetti, per un ammontare di 239 mila euro. In particolare, la magistratura aveva sollevato perplessità sull’utilità del piano di azione che Ambrosetti aveva realizzato per la predisposizione della manovra di competitività e sviluppo economico della Regione. Per la Procura, la consulenza «risulta eccessivamente costosa, nonché inutile». Come quella della Deloitte? In effetti sì, se si pensa al pagamento della fattura della Deloitte del 10 dicembre 2012 da parte della Regione «che prende atto della relazione finale nonché della attestazione inerente all’impegno orario» per complessivi 37.510 euro. Per non avere fatto niente! Non è forse questo un danno erariale? Infatti, il Ministero aveva negato alla Deloitte l’accesso agli atti delle Sud-Est e quindi nessuna attività era stata fatta ancorché pagata per intero. Si potrebbe forse ipotizzare che la Regione Puglia abbia voluto in qualche modo ricambiare il favore fatto dalla Deloitte per la perizia legale e contabile, che ha condannato le FSE ma ha salvato le casse della Regione, affidandole poi la maxi-consulenza da 5.559.000 oltre ad Iva, per assistenza al Por 2014-2020? E se sì, quante altre “operazioni inesistenti” sono state pagate dalla Regione in questi anni?

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