Politica

Pochi magistrati infedeli non rappresentano tutta la magistratura

La magistratura, da un po’ sotto tiro, non ha certamente bisogno di essere difesa da me e non mi va di accomunarmi al coro delle maldicenze diffuse a carico di tanti magistrati non coinvolti nello scandalo delle toghe infedeli. Sono convintissimo che sia giunto il momento non rinviabile di porre mano ad una seria riforma della giustizia, con la separazione delle carriere, con i limiti alla durata dei processi, con l’assunzione di nuove forze vitali nell’ambito della magistratura che deve tornare quanto prima ad essere punto di riferimento per gli italiani. Per cinquant’anni nelle mie note battaglie politiche anche in Parlamento, ho sempre auspicato una barriera tra Giustizia e Politica sostenendo che il magistrato dovesse essere libero di imbattersi in una carriera politica a condizione di rinunciare alla carriera di magistrato. Intanto la pentola è stata scoperchiata e non si sa cos’altro verrà fuori, se emergeranno altre verità che sono state gelosamente tenute nascoste. Quando si parla di giustizia ingiusta, si pensa agli accessi di potere di taluni magistrati che si sono sentiti liberi di confinare agli arresti domiciliari oppure in carcere tanti personaggi che poi sono stati dichiarati estranei alle vicende per le quali erano stati presi di mira. Basta con la fuga non involontaria dei segreti istruttori che sbatteva presunti colpevoli o indiziati di reati sui giornali prima ancora di essere loro stessi informati da un atto giudiziario. Basta con le azioni di linciaggio terroristico, premessa di eventuali altri atteggiamenti intimidatori. Possono essere considerati un abuso di potere visto che il presunto colpevole di un reato ha la garanzia di essere colpevole solo dopo una sentenza definitiva. Non fa certamente piacere a nessuno sfogliare un giornale qualsiasi e leggere per caso di essere coinvolto in una inchiesta giudiziaria. Chi la fa l’aspetti e come ci si sente, lo si prova solo quando capita a noi stessi.

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