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Prima le Big 4 della consulenza, adesso le Big 3, non è tutto ridicolo?

A metà del 2016, l’agenzia di stampa Ansa diede conto di una ricerca commissionata da Utilitalia -“la Federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas. Chi aveva curato lo studio su commissione era stata una società di consulenza di nome Bain & Company, una delle tre più importanti nel nostro Paese insieme a McKinsey & Company e The Boston Consulting Group (BCG), le cosiddette “Big Three” del settore, nate negli Stati Uniti. Tutte e tre occupano oltre mille addetti. Due di queste, però, pare non depositino in Italia alcun bilancio fin dal 1994, rendendo di fatto impossibile qualsiasi approfondimento sulla loro natura, sviluppo e operatività. L’attività di questi soggetti non si esaurisce nella redazione di report su commissione. Bain & Company e McKinsey, in particolare, hanno ricoperto incarichi strategici in rilevanti operazioni finanziarie come il ruolo di cui poco si è scritto durante il cosiddetto commissariamento di Banca popolare dell’Etruria. È sufficiente recuperare il piano industriale stilato in vista del triennio 2009-2011: “Con il nuovo piano industriale, realizzato in collaborazione con Bain & Company Italy Inc -si legge nel documento pubblicato sul sito di Borsa Italiana- Banca Etruria punta a sviluppare maggiore redditività ed efficienza operativa”. Obiettivo: “maggiore attenzione alla qualità del credito”. Bain ha operato ad Arezzo, sede di Etruria, nel 2009 e nel 2014, ma anche a alla Banca Popolare di Vicenza, il cui Consigliere delegato e Direttore generale Francesco Iorio ha lavorato in passato “con società di consulenza, quali Accenture e Bain & Company”. Anche il settore assicurativo coglie l’interesse di queste società, tant’è vero che l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) ha lanciato a fine 2015 un “osservatorio” in collaborazione proprio con Bain. McKinsey & Company, invece, è stata scelta nel maggio 2015 come capofila degli “advisor industriali” per il processo di privatizzazione di Ferrovie dello Stato Italiane, nell’associazione temporanea di imprese con Ernst & Young Financial Business Advisors Spa e The Brattle Group Limited Italiana Branch. Un incarico che ha preceduto di pochi mesi le nomine dei vertici di FSI: Renato Mazzoncini in qualità di amministratore delegato e Gioia Ghezzi nelle vesti di presidente del gruppo. La stessa Ghezzi che, da quanto emerge dal curriculum, ha lavorato per oltre dieci anni proprio in McKinsey. Come sappiamo la Deloitte ha gestito il caso delle Ferrovie del Sud Est per poi piazzare alcuni suoi uomini ai vertici della società. Insomma più che società di consulenza ci sembrano delle società di recruitment di personale, che viene assunto senza concorso. Anche il piano di impresa di FSE è stato curato dalla Bain & Company alla faccia di chi, nel passato, è stato accusato di fare ricorso proprio a figure e società professionali esterne. Al solito si guarda la pagliuzza ma non si vede la trave.

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