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Regione Puglia: Corecom le risposte non chiariscono i tanti dubbi

La degenerata vicenda Corecom ha scritto una pessima pagina politica in Puglia. Sinistra italiana prende atto dei tanti errori che sono stati commessi in questi quattro mesi e valuta,ultime in ordine di tempo, assolutamente insoddisfacenti, superficiali ed errate nel merito le risposte fornite dal presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, attraverso la Segretaria Generale del Consiglio, l’avvocato Domenica Gattulli.
Sulla sospensione della comunicazione degli eletti nell’organismo di garanzia de quo, avvenuta nel Consiglio regionale del 3 ottobre scorso, voluta dal Presidente Emiliano, per la mancata elezione di un componente individuato dall’opposizione, dobbiamo rilevare che tutto il percorso seguito per non convalidare il voto segreto del Consiglio o per modificarne gli esiti è errato, anche dal punto di vista della costituzionalità. Si è in presenza di un vero e proprio gioco delle tre carte, cioè di un inciucio organizzato per superare il fallimento di un precedente inciucio. Su tale aspetto conviene essere chiari: in base alle linee guida AGCOM, la legge regionale pugliese tutela il ruolo delle forze di minoranza con il sistema del voto limitato, che consente alla maggioranza di eleggere due dei tre componenti dell’organo e che lascia alle opposizioni la possibilità di eleggere il terzo.
Invece, è successo che una parte della minoranza del Consiglio pugliese (il Centro Destra), pur di non dover trovare una intesa con gli altri colleghi di opposizione, ha stipulato un accordo elettorale con una parte maggioranza, per far eleggere un candidato di proprio gradimento. Questa non è una supposizione, ma un fatto palese, e ne ha dato atto anche il Presidente della Regione. Per essere chiari, la strategia del centrodestra era bypassare la volontà del resto della minoranza attraverso un accordo politico con il PD, e per effetto di questo accordo anomalo il terzo componente Corecom sarebbe stato eletto con i voti del PD e non con il voto delle forze politiche di opposizione.
Dunque, era proprio la strategia politica di Centro Destra e PD a risultare antidemocratica e soprattutto a minare la rappresentanza delle minoranze nel Corecom.
E’ questo il primo incredibile inciucio che quelle forze consiliari hanno provato a realizzare. Non essendo riuscita tale manovra antidemocratica, si è dato il via al secondo inciucio, mobilitando tutte le risorse consiliari (che avrebbero ben altre priorità alla luce dei gravissimi problemi della Puglia) per superare il fallimento del primo inciucio, e modificando a posteriori la composizione dell’organo e la retribuzione dei componenti dello stesso. Bisogna prendere atto, infatti, che dopo la votazione a scrutinio segreto, effettuata dal Consiglio in data 3 ottobre 2017, il procedimento era di fatto concluso, essendo stata manifestata definitivamente la volontà dell’organo consiliare. E si era concluso in esecuzione di un avviso pubblico che cristallizzava il numero dei componenti del nuovo Corecom e l’ammontare del loro trattamento retributivo.
La cosiddetta “norma transitoria” varata per ovviare al mancato inciucio, è in realtà una legge-provvedimento che produce effetti retroattivi, in quanto va a modificare la composizione di un organo già eletto dal Consiglio in base ad un procedimento che di fatto risultava già concluso, e a diminuire retroattivamente i compensi dei candidati eletti, i quali avevano peraltro proposto candidature in base alle condizioni previste da un avviso pubblico.
Ciò comporta che la norma transitoria è :
1) irrazionale, in quanto interviene su una vicenda già definita con votazione perfezionata in applicazione del principio del voto limitato, e sfociata nella individuazione dei nuovi componenti del CORECOM sulla base del voto del Consiglio, validamente espresso;
2) abnorme, in quanto fondata solo sulla volontà tutta politica di sanare, con un inciucio legislativo,il fallimento di un primo inciucio amministrativo, che era, esso sì, contrario ai meccanismi democratici fissati dalla legge e richiesti da AGCOM per la votazione dei componenti a garanzia delle opposizioni;
3) illegittima in quanto costituisce legge-provvedimento che va ad incidere retroattivamente su una vicenda già conclusa e perfezionata e sui diritti già acquisiti dai candidati eletti, modificando le condizioni che erano state prestabilite con avviso pubblico. Tra parentesi, una legge provvedimento con effetti retroattivi in danno dei tre candidati eletti non potrà resistere ad una eventuale azione in giudizio di questi ultimi, che rischia di paralizzare ulteriormente il funzionamento dell’organo, già drammaticamente ritardato dalle decisioni assunte negli ultimi mesi dalla presidenza del Consiglio.
4)irrazionale anche per un altro motivo, in quanto amplia retroattivamente l’organo già eletto per garantire alle minoranze la elezione di due consiglieri, ma senza chiarire se ciò debba avvenire tramite una altra tornata di voto riservata solo ai consiglieri di minoranza, con quale criterio di votazione, e soprattutto dimenticando che la attuale composizione dell’organo, emersa dalla votazione consiliare del 3 ottobre 2017, è già stata espressa con modalità che tutelavano la rappresentanza delle minoranze, cioè con il voto limitato.
In questo contesto, appare assurda la risposta data sui compensi economici al presidente, al vicepresidente ed ai componenti del Corecom, che ci è stato risposto compete all’Ufficio di presidenza stabilire l’ indennità lorda mensile, quando invece le condizioni retributive fissate nell’avviso pubblico devono ritenersi cristallizzate;esse non possono essere modificate a posteriori senza che i primi tre eletti impugnino gli atti applicativi della la norma transitoria, chiedendone la rimessione dinanzi alla Corte Costituzionale. Ciò, si ribadisce, non tanto a tutela dei candidati eletti, quanto per la preoccupazione che i probabili contenziosi paralizzino o rallentino ulteriormente il funzionamento dell’organo di garanzia sul delicato settore radiotelevisivo.
Ci chiediamo perchè complicarsi la vita in questo modo, mentre sarebbe stato più lineare prendere atto delle disposizione della legge 14/2012 e procedere all’insegna del rispetto della norma vigente.
I chiarimenti della presidenza non risolvono neanche i dubbi sulle procedure seguite per il varo della legge provvedimento retroattiva. È inaudito leggere che in pratica non si condivide la scelta precedente di assegnare alla II Commissione la legge regionale costitutiva 3/ 2000 e la 14/ 2012, mentre si reputa corretta quella di assegnare alla VII Commissione la vicenda Corecom, come è stato fatto in seguito alla posizione, evidentemente sgradevole, della II Commissione, che presiedevo e i cui lavori ho sempre portato avanti con enorme spirito democratico, sempre conforme alla legalità e trasparenza ed alla condivisione.
Sinistra Italiana resta basita da tutto il complesso della vicenda Corecom così come gestito da un Presidente del Consiglio che anziché essere garante ed arbitro imparziale è stato un giocatore con la voglia di imporre il suo gioco politico.
A breve Sinistra Italiana organizzerà una conferenza stampa sul tema, sensibilizzando anche gli organi centrali di vigilanza e garanzia del settore radiotelevisivo”./comunicato

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