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Renzi apre alle preferenze e chiude il caso Cottarelli: avanti con o senza di lui

“Rivendico il patto con FI. In Senato non c’è stato il remake dei 101 di Prodi”

renziInnanzitutto un ringraziamento ai senatori, impegnati nella battaglia campale di Palazzo Madama, combattuta a colpi di “canguro” (per evitare che si proceda come “una lumaca”). Poi un ridimensionamento di quanto avvenuto oggi al Senato e, soprattutto, una forte apertura a modifiche sulla riforma elettorale. Last but not least, parole nette sul caso Cottarelli e l’assicurazione che la spending review “la faremo comunque, con o senza di lui”. Intervenendo alla direzione Pd, il premier e leader democrat fa il punto sugli eventi di queste ore e indica al partito la linea da tenere. Posizioni che, replicando al termine del dibattito in direzione, Renzi sfuma su un paio di punti, senza però modificare la rotta. Ai senatori, Renzi manda un “abbraccio forte” per il loro sostegno alla riforma costituzionale, che “pone fine ad anni di bicameralismo perfetto”, migliora le dinamiche federaliste e consentirà di ridurre il numero dei decreti-legge governativi (al riguardo, nota il capo del governo, su un paio di provvedimenti è mancato il coordinamento tra gruppi parlamentari ed esecutivo, problema che si punta a superare con la costituzione di una task force). In ogni caso, per il premier il voto segreto che ha costretto oggi il governo a incassare una sconfitta al Senato sulle riforme istituzionali “non è il remake dei 101”, vale a dire dei più di cento franchi tiratori che impallinarono la candidatura di Romano Prodi al Quirinale. Secondo Renzi a far mancare oggi i voti decisivi sono “più altri che non i nostri”.

Comunque, sul merito delle modifiche al testo del governo approvate dal Senato “ragioneremo alla Camera”, assicura il premier. Ribadendo la volontà di consentire un referendum confermativo al termine dell’iter di riforma: “Faremo mancare i voti sufficienti per dire ai cittadini ‘scegliete voi’”. Il che, secondo Renzi, smentisce i propositi autoritari attribuiti ai promotori della riforma. Al M5s il presidente del Consiglio riserva una stilettata. Stupisce, dice, che per gli incontri con le altre forze politiche si chieda lo streaming mentre per Cambiare la Costituzione si punti a farlo “con voto segreto e da incappucciati”. Ma il cuore politico dell’intervento di Renzi è relativo alla riforma elettorale. “Alzare la soglia per il premio di maggioranza”, agire in generale “con coerenza” sulle soglie di sbarramento, “ove possibile introdurre le preferenze, lavorando assieme ai contraenti il patto” sono le modifiche all’Italicum su cui il premier chiede un mandato alla direzione del Pd. Renzi aggiunge la richiesta di “un impegno maggiore sulla rappresentanza di genere”. Poi, nella replica, il capo del governo risponde alle obiezioni mossegli in particolare da Roberto Giachetti e afferma: “Rivendico il patto con Forza Italia. Nell’Italicum si può inserire il tema delle preferenze, i collegi sono molto più legati al modello del Mattarellum”. Renzi conferma di avere un approccio laico alla questione: non esiste una “sua” legge elettorale. E osserva tra l’altro che, prendendo come riferimento i risultati delle Europee. il Pd con il Mattarellum avrebbe 450-500 seggi,molti più che con l’Italicum. “Ma – avverte – non stiamo facendo la legge del Pd. Se vogliamo tenere aperta la questione collegi non c’è problema ma mi rimetto alla discussione coi contraenti del patto, per me se si fa tutto insieme è un valore”.

Sempre durante la replica, renzi colpisce duro contro sel. Lo scontro sulle riforme tra il Pd e Sinistra e libertà non pregiudica la tenuta delle alleanze a livello locale: “Il voto dei cittadini è un voto su Comune e Regione che non può essere messo in discussione a meno che non vi siano questioni locali”, spiega. Ma la stoccata a Nichi Vendola e ai suoi non tarda ad arrivare: “Diverso – dice il presidente del Consiglio – è il ragionamento sul futuro”. Mettendosi polemicamente nei panni del leader di Sel, Renzi chiede come si possa stringere un accordo politico di governo “con uno accusato di stupro alla Costituzione, di deriva autoritaria”, di volere un modello “al limite del prefascismo”, Renzi aggiunge: “Non ce la farei. Se pensano di noi questo vadano per i fatti loro, stiano al loro posto, vinceremo le elezioni regionali anche senza di loro, non stiamo con chi ci insulta”.

Dopo le polemiche sull’operato e i destini di Carlo Cottarelli, Renzi non elude il tema, che sceglie di affrontare nella fase finale del suo intervento. “La revisione della spesa c’è comunque, sia che ci sia un commissario sia che ce ne sia un altro”, afferma il premier e segretario Pd. Renzi continua: “Non so che cosa farà Cottarelli. Lo rispetto, lo stimo, farà quello che crede, ma non è Cottarelli il punto fondamentale della revisione della spesa. La facciamo anche se Cottarelli va via”. E comunque, scandisca il capo del governo, “i numeri non sono un problema oggi”. Poi, in sede di replica, Renzi chiarisce che quella attuale “non è la situazione economica che avremmo voluto vedere”. Ma “il governo precedente credeva in una ripresa che non sta arrivando o che sta arrivando in modo meno forte di quello aspettavamo”. Renzi ribadisce la convinzione che in economia “il problema non è uno zero virgola” in più o in meno, tanto più se si tratta di previsioni. “Recuperiamo l’anima”, è il suo appello. E scandisce: “A me settembre non fa paura, non vivo nella paura di domani, Crescono i lavoratori a tempo determinato? Se non c’era il decreto Poletti non crescevano nemmeno quelli”. Più volte Renzi si sofferma sui temi di politica estera, notando tra l’altro che per la crisi israelo-palestinese “l’unica soluzione può partire dalla mediazione egiziana, ma il sentiero è molto stretto”. No comment (o quasi), invece, sul caso Tavecchio: “Se dicessi una parola in veste di presidente del Consiglio l’Italia potrebbe essere squalificata dalle competizioni internazionali. Tocca al Coni intervenire”.

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