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Renzi: non mollo di un centimetro. L’Italicum cambierà

“Approveremo il ddl costituzionale nonostante urla e insulti. Il Paese non può restare nelle sabbie mobili”

MATTEO RENZIL’Italicum “sarà modificato dal Senato e diventerà legge definitivamente” nel successivo passaggio alla Camera. Dopo il passaggio sulla legge elettorale contenuto nella lettera-appello inviata ai senatori della maggioranza, Matteo Renzi torna sul tema proponendolo come primo punto della sua newsletter, che per l’occasione rispolvera dopo centocinquanta giorni in cui ha “cambiato ruolo, vita e domicilio”. Sulla legge elettorale il capo del governo ricorda anche che il modello resta quello con cui si eleggono i sindaci: “un vincitore – eventualmente con ballottaggio – che ha i numeri per governare. Se non governa è colpa sua, non ha alibi”. Di fatto,. Però, per la seconda volta in due giorni Renzi sottolinea che la legge elettorale può – anzi, sarà – cambiata rispetto alla versione prefigurata dal “patto del Nazareno”.

Quanto allo scontro sulle riforme istituzionali in corso al Senato, “i senatori che sostengono la riforma e che stanno subendo l’ostruzionismo di una piccola parte dei loro colleghi stanno dimostrando il senso delle istituzioni più straordinario che si possa chiedere. Approveremo la riforma in prima lettura, nonostante le urla e gli insulti di queste ore”, assicura il presidente del Consiglio. Il quale, dopo aver passato in rassegna molti temi relativi all’azione di governo, osserva: “Ci vorranno nottate in Senato, pomeriggi alla Camera, weekend a Palazzo Chigi non importa. Noi con calma e determinazione riporteremo questo Paese là dove deve stare. Ad accogliere le donne che vengono incarcerate per la loro fede religiosa, a giocare un ruolo nei complicatissimi equilibri (o squilibri) di politica internazionale, a togliere polvere da un’Europa che non può andare avanti nella noia e nella burocrazia. Ma anche a rimettere a posto la palestra o il teatro di una scuola, ad aiutare il piccolo imprenditore stritolato da un ufficio pubblico o da un prestito in banca, a ridare un po’ di potere d’acquisto alle famiglie. Perché tra le cose che sono accadute in questi mesi c’è anche un fatto strano: il Pd ha vinto le elezioni. Strano perché non accade così frequentemente, certo. Ma strano anche per la dimensione del risultato. Erano quasi sessant’anni che nessuno arrivava al quaranta per cento. Se ci siamo arrivati non è merito nostro. Non è il riconoscimento della nostra bravura, ma un investimento sulla speranza degli italiani”. Insomma, “non molliamo di un centimetro”, garantisce Renzi.

Soffermandosi sulle riforme di sistema, il premier ricorda che occorre “semplificare i tre settori in cui più forte è l’impatto nella vita quotidiana: pubblica amministrazione, fisco e giustizia”, dossier che “sono accomunati da un fil rouge: diverranno punti di forza dell’Italia solo se riusciremo a fare una massiccia iniezione di nuove tecnologie”. In generale, “le riforme – puntualizza Renzi – non sono il capriccio di un premier autoritario. Ma l’unica strada per far uscire l’Italia dalla conservazione, dalla palude, dalla stagnazione che prima di essere economica rischia di essere concettuale”. Per il premier “questa è la volta buona, costi quel che costi. Perché se l’Italia fa le riforme, riparte la credibilità verso il sistema Paese e la speranza dei cittadini”. Per questo il capo del governo è grato ai “senatori che resistono alla incredibile sequela di insulti e ai finti emendamenti messi lì solo per perdere tempo. C’è un Paese che può correre, non lo lasceremo ancora nelle sabbie mobili”.

Tuttavia, rileva ancora il presidente del Consiglio, prevenendo i critici, “non si mangia con le riforme. Frase che condivido, anche se solo fino a un certo punto. Perché le riforme strutturali sono la principale richiesta di tutti gli operatori economici mondiali. Fatte le riforme, l’Italia sarà molto più appetibile. Ma accetto la critica. Non posso rispondere punto per punto su tutte le cose fatte. Ne cito solo alcune: Lavoro: decreto legge Poletti, disegno di legge delega, piano per l’Export e il made in Italy, contratti di sviluppo, garanzia giovani, attrazione degli investimenti da tutto il mondo. Cliccate e ditemi che cosa ne pensate”. Quanto alle infrastrutture, per domani è prevista “in Consiglio dei ministri la discussione sullo sblocca Italia e l’apertura della fase di consultazione (mi dispiace, consulteremo i cittadini per il solo mese di agosto: ma le buone idee non vanno in ferie. Fine di agosto dobbiamo essere operativi con i provvedimenti!)”.

Nella nuova edizione della e-news di Renzi c’è spazio anche per un accenno alla questione europea. “Il messaggio di Juncker di più flessibilità e l’annuncio dei nuovi investimenti per 300 miliardi sono ottimi primi passi e una innegabile vittoria delle proposte italiane. Adesso vigileremo – garantisce il premier – perché alle parole si passi ai fatti. Noi nel frattempo abbiamo iniziato a spendere in modo di verso i fondi europei troppo frammentati e divisi”. Il capo del governo passa infine in rassegna quanto fatto dall’esecutivo per ridurre le tasse a ceto medio, imprese e famiglie (l’operazione 80 euro, dice in proposito, “è una piccola goccia nel mare, ma segna una inversione di rotta”), sul libro bianco della difesa e sul patto per la salute, sul progetto agricolo Campo Libero “fino agli interventi sulla competitività, dal decreto stadi (ci stiamo lavorando) fino alla declassificazione del segreto di stato su alcune vicende, ma quello che abbiamo fatto – avvisa – è ancora niente. Ci sono mille giorni davanti a noi dal primo settembre 2014 alla fine di maggio del 2017 dove, con calma e pazienza, libereremo l’Italia dai vincoli che non la fanno ripartire. Ma non potremo farlo senza una discussione pacata, seria e civile sul vero valore aggiunto del nostro Paese: la cultura”. Che “soprattutto vuol dire Scuola. Dico soprattutto non perché io sia fissato – ok, confesso che lo sono – ma anche perché lì si gioca tutto”. Visto che “tra dieci anni saremo giudicati non per lo ‘zerovirgoladipil’, ma sul se saremo stati capaci di ridare dignità alla scuola e all’educazione italiana”.

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