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Cala il business nei luoghi sacri italiani?

santa ritaPurtroppo non perdo il vizio di andarmi a leggere le etichette dei prodotti che acquisto, sia quelli alimentari che altri, compresi quelli che dovrebbero essere oggetto di culto. In un grande  ipermercato, sto per comprare una rete di arance, ma leggo sulla etichetta: buccia non edibile. Non nascondo la mia curiosità ed intanto poichè non conosco il significato della parola, mi astengo dall’acquisto e tornato a casa ricorro al vocabolario per capire che edibile vuol dire che quelle arance hanno ricevuto il trattamento antiparassitario e che se si toccano le bucce, occorre lavare attentamente le mani. I nas dovrebbero impedire l’uso di termini poco correnti, giusto per dare a tutti la possibilità di difendersi dai pericoli da alimenti.

Qualcuno mi dirà ma cosa c’entrano le arance con i business nelle località religiose? Ma era giusto per fare un riferimento alle iniziative subdole, visto che sono  tanti coloro che vendono prodotti senza citarne la provenienza. Ora anche per  le immagini o gli oggetti che raffigurano i santi si ricorre alla produzione straniera, quasi sempre cinese; infatti su una statuetta raffigurante S.Rita da Cascia appare evidente l’etichetta con la scritta made in Cina. Mi chiedo allora che senso ha recarsi a Cascia se poi tutto è Cina e cineserie con  tutta una serie di immagini sacre prodotte in un Paese per giunta non cattolico e così lontano, anzichè affidarsi ai nostri bravi artigiani locali? Una statuetta di un santo qualsiasi la posso acquistare nella mia città anzichè  sacrificarmi in una gita costosa con conclusione a Norcia per acquistare prodotti di salumeria, La Chiesa può dare una mano all’artigianato il che  significherebbe posti di lavoro ed incremento del made in Italy.

Prf. Marengo

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