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Trasporti su treni, la sicurezza tradita

Riceviamo e pubblichiamo:

Il titolo dell’articolo del Fatto Quotidiano non lascia molto spazio alla fantasia: «Treni regionali, allarme dell’Ansf: dopo i 23 morti in Puglia solo un gestore si è adeguato a standard sicurezza sui binari». In questi anni si è fatto un gran parlare dei treni d’oro che sarebbero stati comprati in Puglia e poco o niente si è detto delle altre ferrovie «parentopoli» operanti qui nella nostra regione e della scarsa sicurezza della rete che è di proprietà della regione. Da queste pagine vi abbiamo raccontato dei tagli al settore trasporti per 35 milioni nella Finanziaria 2008, approvata da Prodi, e accettata supinamente dalla Regione riguardanti gli interventi sui sistemi di sicurezza, (tra questi 6,073 milioni per le FSE e 4,795 per la FAL). Il Direttore Generale del Trasporto Locale presso il Ministero, il 18.6.2008 chiariva che con DL 27 maggio 200 n. 93 erano annullati i fondi per l’ammodernamento delle linee ferroviarie. L’ammodernamento della rete pugliese e dei treni si era reso invece improcrastinabile dopo il riconoscimento dello stato di emergenza e non solo per le Ferrovie del Sud Est da parte del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ai sensi della legge 225/92. Le FSE avevano infatti segnalato il 9.11.2005 l’aggravarsi della situazione a causa dell’obsolescenza del materiale rotabile e dell’infrastruttura. Ma nonostante la situazione tragica, ne il socio unico Ministero dei Trasporti ne lo Stato italiano decise di investire, e allora ci hanno dovuto pensare i gestori a metterci una pezza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti soprattutto oggi che è iniziato il processo per l’incidente di Corato. Come altre volte a processo vi sono solo i manager ma non il Legislatore. Ancora una volta assistiamo alla lugubre conta dei morti e feriti e dei presunti colpevoli che «colpevolmente» appunto, hanno solo rispettato la legge e i regolamenti. D’altro canto, abbiamo visto che se un amministratore di una azienda pubblica o para pubblica si attiva per mitigare le carenze strutturali, poi viene arrestato, perché lo Stato italiano da buon scaricabarile cerca sempre un colpevole anche laddove non c’è. Il caso dell’incidente di Corato appartiene alla più classica tradizione italica: qualcuno deve comunque pagare. Nessuno pare aver fatto più caso ai famosi sistemi di sicurezza di cui tutta Italia ha parlato, un monopolio di una ditta pugliese, che non furono installati nella rete pugliese non perché i manager fossero degli irresponsabili, ma sol perché lo stato e la regione non avevano i soldi da metterci e a forza di rinvii ancora oggi, come bene dice il titolo del Fatto, i treni regionali non ne sono dotati. Si è preferito perseguire coloro i quali, presunti innocenti, avrebbero fatto la cresta sui conti. Le procure sembra siano interessate solo ad indagare chi svolge un incarico pubblico perché alla fine, automaticamente, questi è un ladro in potenza. Questa deriva sta distruggendo il paese. Ancora una volta lo Stato come nel caso dell’incidente del bus uscito di strada ad Avellino assolvendo sé stesso, ha coinvolto ovviamente i vertici di società Autostrade (per i quali la procura ha chiesto pene esemplari a ragione della loro avidità, imperizia e sciatteria…). La questione della sicurezza non si gioca sul filo delle percentuali di prezzo spuntato, che per la procura spesso e volentieri è gonfiato, ma sulla affidabilità e sulla serietà del contraente. Ma questo non frega a nessuno.

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