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Un libro accusa le Big Four: «Tra conflitti d’interesse e guadagni facili, PwC, Kpmg, EY e Deloitte hanno tradito la loro anima»

Hanno chiuso gli occhi su scandali e illeciti, coinvolte come erano in pesanti conflitti di interesse e spinte dalla corsa al guadagno facile. Sono state corresponsabili della grande crisi finanziaria ma quasi nessuno ha mai chiesto conto del loro operato. Hanno creato una gigantesca industria dell’ottimizzazione fiscale che ha consentito alle grandi multinazionali di eludere ovunque le tasse. Le Big Four hanno tradito la loro anima, calpestato i principi che avevano ispirato i loro padri fondatori, fino a diventare centri di potere capaci di condizionare anche le scelte degli Stati democratici. È un atto d’accusa durissimo quello che il libro “Bean counters – The triumph of the accountants and how they broke capitalism” rivolge a PricewaterhouseCoopers (PwC), Deloitte, Ernst & Young (EY) e Kpmg, i quattro colossi mondiali della revisione contabile e della consulenza. Scritto dal giornalista investigativo Richard Brooks che mette sul banco degli imputati senza fare sconti a nessuno PwC, Deloitte, EY e Kpmg. Altro che revisori dei conti, persi dietro numeri e bilanci. Questi consulenti sono diventati una élite che siede nelle stanze del potere grazie alle “porte girevoli” che alimentano il passaggio dei loro partner in banche, imprese, istituzioni e organismi di controllo, (come è successo recentemente anche in Ferrovie del Sud Est) creando enormi conflitti di interesse che danneggiano il mercato e la libera concorrenza. Brooks racconta come le Big Four riescano a evitare – grazie anche alla disattenzione dei media – quel controllo pubblico che le loro dimensioni richiederebbero. Perché mai questa disattenzione? Che interessi hanno queste Big Four con la stampa?  A Trento lo scandalo Trento-Rise spiega che cosa sia il sistema Deloitte. Negli atti della Regione, Deloitte viene definita «una voragine succhia-soldi mascherata da consulenze tanto costose quanto poco chiare e a quanto si dice, i tentacoli di Deloitte sono penetrati a fondo nel sistema della Provincia di Trento». L’ammontare dei soldi sottratti ai trentini è esorbitante. Stiamo parlando di milioni di euro risucchiati da consulenze che la Provincia, per tramite delle sue partecipate e di Informatica Trentina, ha richiesto in questi anni a Deloitte. È raro poi vedere l’Antitrust staccare una multa da 23 milioni di euro, ma è questo il conto presentato alle principali società di revisione contabile e consulenza, il cerchio magico composto da Deloitte, KPMG, Ernst&Young e PWC. L’Autorità si è mossa a seguito di una segnalazione della Centrale degli acquisti pubblici. L’Authority spiega che «la collusione si è realizzata attraverso la partecipazione ‘a scacchiera’ ai lotti di gara; infatti, ogni network ha presentato sconti più elevati nei lotti ad esso ‘assegnati’ sulla base del disegno spartitorio, senza sovrapporsi sui lotti di interesse degli altri network ovvero presentando offerte di appoggio del tutto inidonee a vincere il lotto». Nei fatti, si legge nelle carte dell’istruttoria, mentre la parte tecnica delle società coinvolte era simile in tutti i lotti per i quali si presentavano, l’offerta economica era notevolmente differenziata, «secondo uno schema del tutto simmetrico», nei vari lotti di partecipazione. In alcuni offrivano uno sconto sostenuto (tra il 30 e il 35%), in altro contenuto (tra il 10 e il 15%). Ma le offerte con i maggiori ribassi presentate dalle società multate non si sono mai sovrapposte. Sintetizza l’Agcm: «In tal modo le imprese hanno annullato, di fatto, il reciproco confronto concorrenziale nello svolgimento della gara per spartirsi i lotti e neutralizzare la concorrenza esterna al cartello». E nell’istruttoria riporta numerose mail tra i partner delle big four nei quali si organizzano incontri proprio per preparare la gara Consip. L’intesa sulla quale l’Agcm ha voluto vederci chiaro «rientra tra le più gravi violazioni del diritto della concorrenza». La Deloitte è da anni la società di consulenza vicina alla Regione Puglia alla quale sono state demandate numerose consulenze anche la ormai tristemente famosa due diligence di Ferrovie del Sud Est richiesta ufficialmente da Viero ma fortemente voluta da Emiliano, con lo scopo di raccontare una storia che confermasse il presupposto alla bancarotta. La credibilità della società di consulenza dopo quello che è emerso a Trento e in altre regioni italiane, sta a zero. E in effetti anche l’ex commissario Viero, ha scaricato su Deloitte la responsabilità dei numeri di Ferrovie del Sud Est giustificandosi col dire che essendo la Deloitte una delle big four va bene così. Come dire parafrasando, Galbani vuol dire fiducia! Ma parrebbe proprio che la fiducia sia stata mal riposta. Infatti, a ben vedere per quattro soldi la Deloitte si è prestata al giochetto, inviando sul campo dei giovani in cerca di sistemazione fissa, proprio come nel caso del baby revisore al posto di due figure professionali (della serie paghi due e prendi mezzo) che fu spedito presso la AMA Servizi di Roma. In quel caso però non sono passati inosservati gli sprechi e clientele. Infatti, il collegio dei revisori all’epoca denunciò anche l’incarico di revisione dei conti affidato a un semplice diplomato. Benché il contratto prevedesse il «supporto di due figure professionali» ci si accontentò di una sola. Un giovane laureando per i cui servigi furono poi girati alla stessa Deloitte 180mila euro di compenso.

E ancora il caso delle fatture false per oltre 2 milioni di euro dello scandalo della Girgenti Acque che è arrivato fino a Bari coi controlli della Guardia di Finanza nella sede della Deloitte di Corso Vittorio Emanuele. Un’inchiesta per diversi reati, tra cui “associazione a delinquere e corruzione”. La linea di collegamento tra Sicilia e Puglia nelle indagini degli inquirenti è legata alla Deloitte & touche S.p.a., una delle maggiori società di revisione contabile in Italia e tra le più importanti al mondo. La sede barese è stata al centro di una serie di perquisizioni da parte dei militari della Guardia di finanza del Nucleo di polizia finanziaria e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Agrigento, su delega della Procura della Repubblica di Agrigento. Deloitte minata dagli scandali continui che la circondano, nel caso di FSE ha dato poi il meglio di sé, se è vero come par vero, che non solo il MIT se la sia bevuta, ma anche la Procura, che nelle sue accuse, si è proprio basata su quella relazione che abbracciava 10 anni di gestione di FSE e una revisione di qualche milione di documenti, elaborata in trenta giorni solamente. Ma almeno ci avessero azzeccato! Tutta una serie di clamorose cantonate caratterizza quel ‘lavoro raffazzonato’ da questi baldi giovani in cerca di un futuro stabile. Una fra tutte lo status di azienda di diritto pubblico di FSE nonostante la famosa sentenza della Cassazione. Ma ce ne sarebbe da scrivere su quanto è emerso e soprattutto sta emergendo in sede dibattimentale, e non solo, sui tanti errori commessi dal team dei consulenti, i kill bill, di Deloitte alle Ferrovie del Sud Est che in qualche giorno hanno elaborato un trattato sui vent’anni di vita delle FSE. Un miracolo, se si pensa che per avere dalla P.A. un certificato di accatastamento ci vogliono due mesi. Nessuno ha ancora deciso di guardare dentro il vaso di Pandora del perché di quella due diligence? Nessuno è interessato a scoprire i mandanti?

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