Bari

Un nuovo palazzo di Giustizia a Bari che forse non ci sarà mai, ci prendono in giro.

Ipotesi “ex Casermette Milano-Capozzi” per il nuovo “Polo degli Uffici Giudiziari di Bari” : la imprescindibile necessaria Variante al P.R.G. e la “impossibilità” della stessa per “inderogabili” vincoli di legge.

Le aree delle “ex Casermette Milano-Capozzi”, su cui è stata lanciata l’avventata ipotesi (improponibile per quanto innanzi si vedrà) di ubicare il nuovo “Polo degli Uffici Giudiziari di Bari”, sono destinate dal P.R.G. di Bari a “Verde di Quartiere”, che costituisce dotazione standard, “minima inderogabile” dello stesso P.R.G., a servizio dei quartieri del centro cittadino, che, come arcinoto, sono abissalmente privi di verde. Si rammenta che il P.R.G. di Bari (Piano Quaroni) è vigente dal 1976 e, quindi, non da pochi giorni !!!!!

Detto improponibile intervento edilizio, di grandissima volumetria (oltre 500.000 mc di nuova costruzione), dovrebbe realizzarsi, quindi, attraverso una enorme e stravolgente Variante al P.R.G.  che dovrebbe prevedere l’inserimento di un gigantesco edificio che andrebbe ad interrompere e distruggere il disegno di Piano Regolatore, danneggiando irrimediabilmente la qualità della vita degli abitanti dell’intera zona dei quartieri centrali e, soprattutto, degli abitanti dell’attiguo quartiere Carrassi, in cui ricadono dette aree delle “ex Casermette”.

In relazione a tanto, l’ipotesi di una tale stravolgente “Variante al P.R.G.”, consistente nella rilevantissima sottrazione di aree destinate dal medesimo P.R.G. a “Verde di Quartiere”, per realizzarvi un enorme intervento edilizio destinato a “Palazzo di Giustizia, peraltro con funzioni Sovracomunali ”, oltre che essere improponibile e inaccettabile, è “impossibile”, in quanto interverrebbe con sottrazione di “Standard Minimi di Verde” “inderogabili ”, prescritti dalla legge urbanistica e destinati a garantire minimi essenziali requisiti di vivibilità e, quindi, della salute degli abitanti di quel quartiere e della restante parte dell’attiguo centro cittadino, che è abissalmente privo di aree verdi.

In un tale contesto urbano, la ipotetica e neppure pensabile “Variante di P.R.G.” sulle aree delle “ex Casermette”, con una tale enorme sottrazione di quantità di “Aree Verdi”, per realizzarvi un grandissimo edificio giudiziario, andrebbe a sconvolgere il “Sistema Urbano” previsto dal Piano Regolatore e abbasserebbe irrimediabilmente il livello della qualità della vita dei residenti, con evidenti negative ripercussioni sulla salute degli stessi

Ma tale “Variante”, oltre ad essere improponibile e neppure pensabile, perché in spregio dei minimi requisiti di vivibilità e di salute dei residenti, risulterebbe assolutamente “impossibile”, in quanto interverrebbe “in violazione” di insormontabili prescrizioni di legge (D.M. 1444/1968 – Art. 4) che, per ogni quartiere, impongono quantità “minime inderogabili ” di “Aree Verdi”.

Il P.R.G. di Bari è andato anche oltre i “minimi inderogabili ” di “Aree Verdi” fissati dalla suddetta legge nazionale ed ha prescritto una dotazione di “Verde di Quartiere” di 11 mq per abitante.

Ciò significa che l’intera area delle “ex Casermette”, con la loro superficie di circa 140.000 mq, assolvono al fabbisogno di dotazione “minima inderogabile” di “Verde” di n° 15.400 cittadini baresi, residenti nei quartieri del centro :  una quantità di cittadini, quindi, molto ampia e significativa.

Con la ipotetica vagheggiata (“improponibile” e, per quanto innanzi detto, “impossibile”) “Variante al P.R.G.” sulle aree delle “ex Casermette” si vorrebbe, quindi, inficiare l’intera maglia di circa 240.000 mq, destinata a “Verde di Quartiere” e posta a servizio dei quartieri centrali della città, “bucandola estesamente e irrimediabilmente” e annullando, così, la fattibilità del grande “Parco Accorpato” previsto dal P.R.G. sulla direttrice e in prosecuzione del già esistente Parco di Largo 2 Giugno.

Le aree delle “ex Casermette”, con la loro superficie di circa 140.000 mq, rappresentano, pertanto, la più alta percentuale (oltre il 60%), per l’immediata fattibilità, della maggioritaria porzione di “Verde di Quartiere” o “Verde-Parco”, in naturale prosecuzione, sullo stesso “Cuneo Centrale” di “Verde di Quartiere”, del già realizzato “Parco di Largo 2 Giugno”.

In conclusione, la ipotetica e improponibile “Variante”, ove pure ( per assurdo ) fosse consentita dalla vigente legislazione (e, per quanto innanzi visto, così assolutamente non è), oltre a determinare un evidente irreparabile “Guasto Urbanistico” nel Piano Regolatore Generale, determinerebbe una “Enorme Sottrazione” di “Aree per Standard a Verde di Quartiere”, nella quantità di circa 140.000 mq, a tutto danno della qualità della vita e della salute di 15.400 cittadini baresi.

A questo punto ci si chiede come sia stato mai possibile che un Sindaco, che è preposto proprio alla qualità della vita e alla salute dei suoi cittadini e soprattutto al rispetto del P.R.G., abbia potuto così intestardirsi su una tale improponibile ipotesi di realizzare il Nuovo Palazzo di Giustizia su aree destinate a “Verde di Quartiere” che, costituiscono “limiti inderogabili” di legge e che, mai e poi mai, potrebbero essere sottratte ai cittadini residenti, per realizzarvi enormi palazzi giudiziari che, peraltro, hanno carattere “sovracomunale”.

La risposta forse c’è.

Il Sindaco Decaro, come ampiamente noto, nella sua prima campagna elettorale del 2014, aveva sbandierato pubblicamente (vedasi articoli di stampa), la sua ferma e gagliarda idea di realizzare il Nuovo Palazzo di Giustizia nell’area della Caserma Briscese, in via Napoli, in adiacenza del quartiere Libertà. Così si mettevano a tacere e si accontentavano tutti coloro che insistevano perché la Giustizia restasse in quel quartiere.

Qualche mese dopo, però, è accaduto che le Autorità Militari, evidentemente sorprese da tali strane idee del Sindaco Decaro, hanno confermato che la Caserma Briscese rimane nella sua piena attività, ritenuta importante per le finalità della Funzione Militare.

Ed anziché essere chiusa, come Decaro fantasticava, la Caserma Briscese è stata potenziata ed è stata assoggettata a interventi di riqualificazione, addirittura anche con interventi di efficientamento energetico.

A quel punto, Decaro, a cui evidentemente piaceva (per partito preso) la parola “Caserme Dismesse” e da occupare, si è precipitato su tutto ciò che era “Caserme Dismesse”.   Poco importava se fossero al quartiere Libertà, a Japigia o a Carrassi o anche all’inferno.

Il Libertà poteva andare a farsi benedire, perché per Decaro era importante accaparrare caserme, perché solo e unicamente sulle aree delle caserme, il sindaco Decaro, novello baluardo degli interessi della Giustizia e dell’Urbanistica, riteneva ostinatamente di dover ubicare il Nuovo Palazzo di Giustizia.

E le prime due Caserme, che erano state definitivamente dismesse, erano proprio le caserme Milano – Capozzi. E così, su di esse, si avventò immediatamente il Sindaco Decaro.

In questa smodata e irrazionale smania di accaparrarsi caserme per realizzarvi palazzi di giustizia, il povero Decaro, nonostante fosse sindaco di Bari e responsabile, quindi, dell’urbanistica cittadina, non pensò minimamente a quella che poteva essere la destinazione urbanistica di P.R.G. di dette Caserme Milano – Capozzi. E così miseramente non si accorse che le aree delle Caserme Milano – Capozzi sono destinate dal vigente P.R.G. a “Verde di Quartiere” e cioè a verde che costituisce una dotazione “minima inderogabile” per la salute dei residenti, così fissata dalla legge urbanistica.

E queste aree verdi sono proprio al servizio di quei quartieri del centro cittadino che sono abissalmente e tragicamente privi di aree verdi.

E così Decaro non avrebbe mai pensato di andare a sbattere contro il muto della legge urbanistica, che tutela i minimi requisiti di vivibilità e la salute dei cittadini residenti.

Evidentemente Decaro avrà pensato che, essendo lui il detentore assoluto dell’urbanistica e della città, avrebbe potuto operare ogni sconvolgimento del P.R.G., a suo totale piacimento.

Ma i poteri e gli arbitrii di un Sindaco, ancorché (purtroppo) troppo grandi, hanno dei limiti e la “Clava” di questi limiti è molto grande e anche molto dura e si sta abbattendo impietosamente e rapidamente sulla nuca del povero e arrogante Decaro.

Ma l’aspetto più preoccupante di tutto questo è che, nel frattempo, per inseguire le illogiche e dannose fantasie di Decaro, che andava a caccia di caserme, dovunque fossero, anche all’inferno, si è gravemente fuorviata (e per oltre 5 anni) la Giustizia cittadina dal suo obiettivo di dotarsi, quanto prima, di una nuova idonea sede.

Se non ci fosse stata la sconsiderata avventura delle “ex Casermette”, portata avanti irrazionalmente e ostinatamente dal Sindaco Decaro, seguito, incomprensibilmente, da un  nutrito nucleo di Autorità locali (anche molto alte), certamente altre soluzioni sarebbero state perseguite e, prima fra tutte, l’importante e risolutiva proposta dell’impresa Pizzarotti, condivisa e fermamente sostenuta, per oltre 10 anni, dall’intera Magistratura della Corte di Bari. Si sarebbe così evitato, prima, l’amaro e gravissimo evento di aver portato la Giustizia al collasso, fino alla vergogna delle Tende, ed, ora, la disastrata e tragica situazione della “Giustizia Spezzatino”, all’interno di edifici insufficienti e precari.

E ci si chiede perché mai nessuna delle Autorità locali, preposte proprio al rispetto della legge e/o agli interessi dello Stato, sia mai intervenuta. E perché tali Autorità sono rimaste sin qui assenti e/o silenti, dando quasi l’idea di essere compiacenti o addirittura conniventi con tali sconsiderate e dannose iniziative messe in campo, con cieca e arrogante ostinazione, dal Sindaco Decaro ?

Ora, però, non è il tempo delle inquisizioni, ancorché sacrosante, necessarie e urgenti.

Ora è assolutamente il tempo di mettere in campo ogni iniziativa per risolvere la tragica e disastrata situazione della Giustizia cittadina. E, prima fra tutte, la “Proposta Pizzarotti”, sancita nella sua piena correttezza da sentenze definitive, di recente definitivamente confermate nella loro legittimità, anche dalla Commissione Europea e dal Parlamento dell’Unione (Commissione per le Petizioni).

Ci sarà poi certamente tempo e modo per appurare tutte le responsabilità, compiacenze e connivenze che hanno portato la Giustizia a tale indecorosa e grave situazione.

La nostra speranza è che chi ne ha autorità e competenza, ora si svegli prontamente e assuma doverosamente ogni iniziativa per riprendere percorsi corretti e concreti, al fine di dotare la povera e disastrata Giustizia cittadina di una nuova idonea e valida sede, di cui si ha urgente e ormai disperato bisogno.

La responsabilità di tutto quanto sin qui accaduto è soprattutto del Sindaco Decaro ma non è solo di Decaro : molte Autorità locali ne sono corresponsabili e sarà necessario che quanto prima anche su costoro si inizino ad accendere i fari. Lucio Marengo

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