Attualità Bari Puglia

Una bad company per Ferrovie del Sud Est?

Caro Direttore,
Stamani leggendo il giornale, ho visto che i politici milanesi coinvolti nell’ipotetico scandalo per tangenti e abusi vari, sono stati subito sentiti dai magistrati inquirenti. Il senatore Siri è stato addirittura sentito in un luogo segreto. Leggendo invece quanto successo nel caso per me di grande interesse e strombazzato dalla stampa fin dal 2012, nessuno pare sia stato audito per la vicenda dei cosiddetti treni d’oro delle Ferrovie del Sud Est. Il processo di fatto non è neanche iniziato. La gogna mediatica si è protratta nel tempo nonostante le sentenze favorevoli agli indagati sia da parte del tribunale del riesame che della Cassazione forse per preparare il terreno ad un turnaround della proprietà. Il processo dicevo, non si è mai celebrato il che collide con la tanto sbandierata idea di processi giusti e soprattutto rapidi. Da quanto sta emergendo almeno dalle prime battute del processo agli indagati del default di FSE, pare che la relazione redatta dal commissario governativo, amico di Delrio, che di fatto ha condannato FSE al fallimento, sia stata compilata da una società di consulenza che per pochi soldi, a quanto viene riportato, aveva offerto una visione tutta sua dei fatti ma accettata tout court prima dal ministero e poi anche dalla Procura. Vedremo come andrà a finire anche se appare molto probabile che Ferrovie dello Stato voglia disimpegnarsi creando di fatto una bad company nella quale fare affluire le passività delle Sud Est per poi fare assorbire da Trenitalia il trasporto su ferro e allocare a Busitalia quello più redditizio della gomma. Le bad company di triste memoria sono un buco nero creato ad arte per far pagare ai cittadini gli errori o peggio le speculazioni da parte dei soliti poteri forti (si pensi ad Alitalia) a detrimento, anche, delle libertà del commercio. Non è un caso che già sia pendente un giudizio alla corte d’Europa per gli aiuti di Stato concessi a Ferrovie del Sud Est oltre alla contestata trattativa privata con cui la stessa è passata di mano in presenza di altri possibili e seri acquirenti non ultimo il colosso tedesco Arriva. Insomma da quello che sta emergendo pare proprio che anche in questo caso siamo di fronte ad un fallimento “pilotato” dai furbetti del quartierino che hanno disconosciuto senza neanche arrossire, quanto certificato e sottoscritto un minuto prima. Concludo dicendo che se la società è entrata in concordato preventivo forse è solo perché qualcuno lo ha voluto. Infatti gli utili attesi dopo la ristrutturazione della società da parte della triade commissariale erano dell’ordine di 20 milioni di euro all’anno. Può mai una ditta fallire con una marginalità di quel calibro?

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